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Niente tasse se la p.a. non paga

del 19/10/2013
di: di Valerio Stroppa
Niente tasse se la p.a. non paga
Se la p.a. non ha pagato i suoi crediti le tasse possono aspettare. Almeno fino alla fine dell'anno e per un importo corrispondente alle fatture inevase. Le somme dovute dallo Stato per forniture e servizi potranno essere utilizzate anche per saldare il conto di accertamenti con adesione o mediazioni tributarie. Mentre il limite annuo per le compensazioni fiscali dal 2014 balzerà da 700 mila a 1 milione di euro, che saliranno a 2 milioni per le aziende con bilancio certificato da una società di revisione e a 4 per le quotate. È quanto prevede la bozza di decreto legge «Fare-bis», che, secondo quanto ha annunciato ieri il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, dovrebbe andare entro le prossime due settimane all'esame del consiglio dei ministri.

Il provvedimento (i cui contenuti, ovviamente ancora suscettibili di modifiche e integrazioni, sono sintetizzati nella tabella in pagina) porta con sé una nuova spinta allo smaltimento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni nei confronti di imprese, autonomi e professionisti. Una modifica al dl n. 35/2013 ammette la compensazione non più solo con somme iscritte a ruolo, ma anche con quanto dovuto a seguito di accertamento con adesione, acquiescenza, definizione agevolata delle sanzioni, conciliazione e mediazione. Per gli anni 2013 e 2014, inoltre, le imprese titolari di crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili maturati nei confronti degli enti pubblici e regolarmente certificati potranno «differire entro l'anno finanziario in corso il pagamento dei debiti fiscali in misura pari al proprio credito». Le regole attuative saranno stabilite da un decreto del Mef. Non si arriverà dunque alla possibilità di compensare i crediti commerciali con le imposte dovute (facoltà che causerebbe seri problemi al gettito), ma il governo gioca sul fattore tempo, favorendo la liquidità degli operatori con l'obiettivo di innescare un circolo virtuoso «nei limiti consentiti dai meccanismi di finanza pubblica».

Il Fare-bis contiene poi diverse misure per lo sviluppo. Allo studio del Mef c'è la possibilità di emettere strumenti finanziari (probabilmente obbligazioni del Gse) volti a ridurre il costo della componente A3 nelle bollette elettriche degli italiani, cioè la quota destinata a incentivare le rinnovabili. Una misura che, secondo il ministro Zanonato, potrebbe far risparmiare agli utenti tre miliardi di euro. Per i produttori di energia pulita che fruiscono degli incentivi statali o dei certificati verdi ci sarà inoltre la possibilità, su base volontaria, di estendere di 7 anni la durata dei contributi, riducendone l'importo.

In arrivo un credito d'imposta per le attività di ricerca e sviluppo. Le imprese potranno approfittare di uno sconto Ires del 50% sugli investimenti incrementali, rispetto all'anno precedente, fino a un massimo di 5 milioni di euro di spese ammissibili.

Il beneficio scatterà per il triennio 2014-2016. Restyling in vista per la tassazione dei finanziamenti a medio e lungo termine (bancari e obbligazionari), per rafforzare i canali di approvvigionamento delle pmi e per ridurre il costo del credito.

Palazzo Chigi investe ancora sulla digitalizzazione del Paese. In arrivo contributi a fondo perduto per microimprese e pmi per investimenti informatici. L'aiuto sarà fruito tramite voucher del valore fino a 10 mila euro. Saranno utilizzati fondi europei. Finora dei circa 1,3 miliardi di euro messi a bilancio per l'Ict ne sono stati utilizzati il 47% (all'interno del plafond, su 200 milioni riservati alla banda larga solo il 5% è stato allocato a dei progetti). I voucher per l'innovazione dovrebbero consentire anche di accelerare la tabella di marcia dell'Agenda digitale.

A fissare le modalità operative, i requisiti di accesso e la misura massima degli aiuti sarà un apposito dm dello Sviluppo economico, predisposto di concerto con il Mef.

Viene soppressa, infine, la norma che prevede la nullità dei contratti di vendita, trasferimento a titolo gratuito e locazione di beni immobili cui non sia allegato l'attestato di prestazione energetica (Ape). Intervento, questo, sollecitato dagli operatori, a cominciare da Confedilizia, fin dalla conversione del dl n. 63/2013 (si veda ItaliaOggi del 4 settembre scorso). In caso di violazione dell'allegazione dell'Ape si applicherà una sanzione di 500 euro, che si andrà ad aggiungere a quelle già previste dall'articolo 15, commi 8 e 9 del dlgs n. 192/2005.

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