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Debiti p.a., pagherà il dirigente

del 18/10/2013
di: Pagina a cura di Valerio Stroppa
Debiti p.a., pagherà il dirigente
Per le p.a. lumaca sui debiti commerciali scaduti paga il dirigente: entro il 30 aprile 2014 le amministrazioni dovranno comunicare telematicamente le fatture per forniture, servizi o appalti non ancora saldate che danno luogo a interessi moratori. Responsabile dell'adempimento sarà la figura apicale dell'ente (o un suo delegato). E in caso di inosservanza questo pagherà alle casse pubbliche una sanzione di 25 euro per ogni giorno di ritardo, ferma restando la responsabilità disciplinare. Il rafforzamento del monitoraggio dei debiti delle p.a. è previsto dalla bozza di decreto legge collegato alla manovra di stabilità 2014, che sarà esaminato nei prossimi giorni dal consiglio dei ministri.

Il dl dispone alcuni stanziamenti per fare fronte a esigenze immediate. A cominciare dal rifinanziamento della cassa integrazione in deroga (330 milioni di euro fino a fine anno) e della social card (35 milioni di euro). Ma in via sperimentale arriva anche un meccanismo di indennizzo per le imprese impegnate nella realizzazione dell'alta velocità sulla Torino-Lione che subiscono manomissioni e vandalismi a macchinari e materiali: per la quota di danni non coperta dalle polizze assicurative sarà possibile rivolgersi allo stato. Il Fondo di solidarietà civile istituito dal dl n. 187/2010 mette a disposizione fino a 5 milioni di euro. Le modalità attuative saranno stabilite con dpcm entro 30 giorni dall'entrata in vigore del dl.

Nel collegato alla legge di stabilità trovano spazio pure alcuni interventi fiscali. Uno va in soccorso del comune di Roma, alle prese con una difficile situazione di bilancio. La norma attribuisce al municipio capitolino la facoltà di incrementare l'addizionale Irpef di ulteriori 0,3 punti percentuali, rispetto all'attuale misura dello 0,9%. L'intervento legislativo si rende necessario in quanto il dlgs n. 360/1998 fissa l'aliquota massima del prelievo allo 0,8%. E il dl n. 78/2010, sul quale il collegato interviene, autorizza già una deroga a favore del Campidoglio che ha consentito di arrivare allo 0,9%.

Il dl reca poi un'altra mini-stangata tributaria sul mattone. Viene stabilita l'applicazione di un'imposta di registro minima di 1.000 euro per tutti gli atti, provvedimenti e trasferimenti in materia immobiliare. Inclusi, quindi, quelli soggetti a tassazione proporzionale che darebbero una somma inferiore a tale soglia. La novità avrà effetto a far data dall'entrata in vigore del provvedimento. La misura farà incassare all'erario 140 milioni di euro in più ogni anno (29 milioni nel 2013).

Non dovrebbe comportare aggravi, invece, la possibile manutenzione di aliquote che il governo si appresta a compiere sui prodotti da fumo. Sia le accise sui tabacchi sia l'imposta di consumo sulle sigarette elettroniche potranno essere rimodulate dal Mef, entro un range dello 0,7%, con l'obiettivo di «incidere in modo positivo sulle dinamiche dei prezzi, comunque nell'ottica di frenarne la possibile crescita e, specularmente, di evitare contrazione ulteriori sul lato della domanda». In questo caso, quindi, l'obiettivo di palazzo Chigi è mantenere il gettito del comparto e non incrementarlo. Il recente aumento dell'Iva ha fatto schizzare in alto i prezzi in maniera più che proporzionale. Con il risultato, specie in un periodo di crisi, di un'ulteriore frenata dei consumi in un mercato già in calo dall'inizio del 2013.

Il dl accelera anche sulle dismissioni pubbliche, sia in materia di partecipazioni sia di immobili. Con riguardo al primo tema, è messo a regime il comitato di esperti che deve supportare il Mef nell'elaborare la strategia di cessione delle quote statali. Con riferimento al secondo, viene snellito ulteriormente il procedimento di alienazione in blocco di fabbricati pubblici al fine di consentirne la conclusione in tempi brevi. L'elenco degli esoneri documentali già previsti viene integrato con l'attestato di prestazione energetica (la cui assenza minaccerebbe di nullità i contratti eventualmente stipulati). Peraltro, nella relazione tecnica è lo stesso governo a definire l'Ape un adempimento oneroso «sia in relazione ai costi che avrebbero dovuto essere sostenuti per l'ottenimento della certificazione energetica sia per quelli indiretti costituiti dalle risorse da impiegare per gli allineamenti catastali».

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