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Risparmio fiscale e tax responsibility

del 17/10/2013
di: Richard Murphy, managing partner KStudio associato
Risparmio fiscale e tax responsibility
Nelle aziende di maggiori dimensioni la svolta è ormai chiara: la priorità non è più il risparmio fiscale, ma la sicurezza fiscale. La crisi economica degli ultimi anni ha infatti cambiato molti scenari: i governi stanno cercando di aumentare il gettito fiscale per coprire i deficit di bilancio. L'opinione pubblica, ha individuato nelle banche e nelle grandi multinazionali i maggiori responsabili della crisi finanziaria globale. Esiste, dunque, una pressione sempre più forte in direzione della trasparenza e di livelli adeguati di disclosure. L'altro fattore potente che spinge al cambiamento è l'obsolescenza dell'attuale modello di regolamentazione fiscale a livello internazionale (che risale a oltre 60 anni fa). Si tratta, infatti, di un'infrastruttura regolamentare ormai superata, che non tiene conto di fenomeni collegati all'internazionalizzazione del business, all'e-commerce, all'emergere di forme di supply chains globali. In questo processo di riconfigurazione dei modelli di business, infatti, alcune aree come il marketing, i servizi di supporto e l'intellectual property possono ormai anche essere geograficamente separati dalla holding, dai mercati di sbocco o da quelli di produzione, rendendo più complesso il tema della tassazione. L'attuale sistema lascia dei vuoti legislativi nei quali possono inserirsi modelli di tax planning aggressivi. Le autorità, peraltro, intendono contrastare con sempre maggiore decisione la prassi adottata da alcuni gruppi con presenza geografica globale, per cui si producono profitti in paesi con corporate tax elevata, ma si pagano le relative tasse in altri paesi con tassazione molto più bassa. Non a caso, lo scorso luglio, l'Ocse ha pubblicato un documento intitolato Action plan on base erosion and profit shifting (Beps) che identifica 15 aree di intervento da sviluppare nei prossimi due anni e mezzo. Queste azioni dovrebbero fornire ai governi gli strumenti da applicare a livello nazionale e internazionale per contrastare il fenomeno dell'erosione della base imponibile da parte delle imprese. A fronte di uno scenario oggettivamente molto complesso, occorre che i diversi attori in campo, escano da una logica di contrapposizione ideologica frontale per provare a intraprendere in modo costruttivo un percorso comune. In gioco c'è la competitività.

Basti pensare che, secondo i risultati di un recente sondaggio internazionale Kpmg, il 62% dei tax manager delle imprese interpellate, è coinvolto in una qualche forma di controversia fiscale. Come ogni processo che implica cambiamenti culturali anche il percorso verso la Tax Responsibility sarà lungo. All'interno delle imprese per esempio c'è un duro lavoro da fare per sensibilizzare il top management rispetto all'adozione di strumenti fiscali complessi, per l'adozione di approcci di risk management strutturati, per l'adeguamento dei sistemi informativi in vista dello scambio di informazioni con le autorità fiscali.

In quest'ottica, il convegno che si terrà il prossimo 22 ottobre organizzato da ItaliaOggi in collaborazione con Kpmg (presso il Centro svizzero di Milano, a partire dalle 9,30) offre davvero la possibilità di ascoltare in presa diretta le testimonianze dei protagonisti (manager, autorità fiscali e professionisti) per capire cosa sta cambiando e per riflettere insieme sulla possibilità di costruire una roadmap comune.

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