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Un altro salasso sul mattone

del 17/10/2013
di: Pagina a cura di Francesco Cerisano
Un altro salasso sul mattone
Un salasso rispetto al 2013 («anno di grazia» per via della sospensione dell'Imu) ma anche rispetto al 2012 se si possiedono seconde case. Il nuovo assetto del fisco locale disegnato dalla legge di stabilità 2014, che ha pensionato la Tares e istituito il Trise, tributo bifronte che tasserà la produzione di rifiuti (Tari) e l'erogazione di servizi indivisibili ai cittadini (Tasi), rischia di trasformarsi in un nuovo salasso per i contribuenti. Un salasso che potrà essere evitato solo dai sindaci i quali avranno ampi margini di manovra nella determinazione delle aliquote. Forse anche troppi, visto che, stando alle ultime bozze della legge di bilancio, non è ancora chiaro fino a che punto i comuni possano innalzare la Tasi che rappresenta la vera incognita della service tax. L'altra componente, fino a quando i comuni non avranno realizzato un sistema di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico (prodromico alla nascita di un nuovo tributo chiamato Tarip), peserà quanto l'attuale Tares. Ma sarà la tassa sui servizi a poter oscillare pericolosamente fino ad annullare del tutto (o quasi) i risparmi generati dall'abolizione dell'Imu prima casa. La legge di stabilità fissa all'1 per mille l'aliquota ordinaria della Tasi che sarà calcolata sulla stessa base imponibile Imu. I comuni potranno ridurla fino ad azzerarla, ma anche aumentarla, badando però che la somma delle aliquote della Tasi e dell'Imu non superi l'aliquota massima Imu stabilita dalla legge statale al 31 dicembre 2013 per ciascuna tipologia di immobile. Cosa però debba intendersi per «aliquota massima» ancora non è chiaro: il 4 per mille per la prima casa e il 7,6 per le seconde o piuttosto il 6 per mille e il 10,6 per mille se si tiene conto dei margini di manovra lasciati ai comuni? La legge di stabilità, approvata martedì scorso dal consiglio dei ministri, non dice nulla in proposito, nonostante l'espressione «aliquota massima» in luogo di «aliquota base» porti a ritenere che i tecnici di Fabrizio Saccomanni si siano riferiti al prelievo standard maggiorato dagli aumenti comunali. Ma c'è anche chi la pensa diversamente. Quel che invece è certo è che il carico tributario che graverà sulle seconde case sfitte verrà alleggerito dell'Irpef fondiaria. Esattamente come accade oggi, visto che l'Imu ingloba l'imposta sul reddito delle persone fisiche se l'immobile non è locato. Il governo era intenzionato a far rivivere l'Irpef fondiaria e per questo aveva inserito una norma ad hoc, poi sparita, nella legge di stabilità Stessa sorte è toccata alla deducibilità del 50% dell'Imu dal reddito d'impresa.

La legge di Stabilità sancisce l'abolizione dell'Imu sulla prima casa ad eccezione delle abitazioni classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. I proprietari di case di lusso continueranno a pagare l'imposta municipale e in più perderanno anche la possibilità di detrarre 50 euro per ciascun figlio a carico (fino a 400 euro). L'unica detrazione applicabile resterà quella di 200 euro per l'abitazione principale. Saranno assimilate alla prima casa (e quindi esentate dall'Imu) molte altre tipologie di immobili. Innanzitutto quelli posseduti da anziani o disabili lungodegenti che hanno trasferito la residenza in casa di cura. Poi, gli immobili dei cittadini italiani residenti all'estero (a condizione che non siano locati). E ancora, non pagheranno l'Imu le abitazioni concesse in comodato dal proprietario ai parenti in linea retta che la utilizzano come abitazione principale. Ma l'agevolazione opererà limitatamente alla quota di rendita catastale non eccedente i 500 euro oppure nel solo caso in cui chi riceve l'immobile in comodato appartenga a un nucleo familiare con Isee non superiore a 15 mila euro. In caso di più unità immobiliari, l'agevolazione può essere applicata a una sola di esse.

Saranno infine esentati dall'Imu:

- gli immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale dai soci assegnatari;

- i fabbricati destinati ad alloggi sociali;

- la casa assegnata al coniuge a seguito di provvedimento di separazione o divorzio;

- l'immobile (e solo uno) posseduto, e non dato in affitto, dal personale in servizio permanente presso le Forze armate e le Forze di polizia.

La tassa sui servizi sarà pagata non solo dai proprietari di immobili ma anche dagli inquilini (in misura compresa tra il 10 e il 30% secondo quanto stabilito dai comuni con regolamento), visto che il presupposto di imposta è «il possesso, l'occupazione o la detenzione a qualsiasi titolo di unità immobiliari» con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare. Il versamento sarà in quattro rate trimestrali (16 gennaio, 16 aprile, 16 luglio e 16 ottobre) ma i comuni potranno variare la scadenza e il numero delle rate di versamento e sarà consentito il pagamento in unica soluzione entro il 16 giugno. Per la componente rifiuti si terrà conto delle superfici calpestabili dichiarate o accertate ai fini dei precedenti prelievi (Tarsu, Tares). La tariffa sarà commisurata ad anno solare e, indipendentemente dai criteri di calcolo scelti dai comuni, dovrà assicurare «la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio relativi al servizio». I comuni potranno rimodularla in base agli standard qualitativi del servizio. Per esempio, nelle zone in cui non è effettuata la raccolta, la Tari da pagare non potrà superare il 40% del dovuto. Mentre se il servizio è stato effettuato «in grave violazione della disciplina di riferimento» o è stato interrotto in modo da cagionare pericoli per la salute delle persone, i sindaci non potranno chiedere più del 20% della tariffa.

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