Consulenza o Preventivo Gratuito

Laboratori di biologia al collasso

del 16/10/2013
di: La Redazione
Laboratori di biologia al collasso
«Chi vuol far chiudere i laboratori?». Questo è il tema del dibattito pubblico, a cui hanno partecipato oltre 600 biologi, che si è tenuto a Roma il 9 ottobre nella sala Capranichetta dell'Hotel Nazionale alla presenza, tra gli altri, del presidente dell'Ordine nazionale dei biologi, Ermanno Calcatelli, del segretario nazionale di Federbiologi, Elisabetta Argenziano, dell'on. Donata Lenzi, capogruppo Pd in commissione affari sociali della camera, dell'on. Stefania Covello, membro della commissione agricoltura e, in rappresentanza dell'intera commissione sanità del senato, la senatrice Fabiola Anitori.

Ormai i laboratori di analisi sono al collasso. Tra tasse, tariffe dimezzate e rispetto di requisiti minimi, per le 2.500 strutture sparse su tutto il territorio nazionale e convenzionate con la sanità pubblica, il rischio chiusura è dietro l'angolo.

«Se continuano così la zanzara sarà l'unica a fare un prelievo». Con questo slogan si sono riunite la quasi totalità delle sigle sindacali che rappresentano i laboratori d'analisi di tutta Italia per protestare contro la riduzione delle tariffe di esami e prelievi prevista dal decreto Balduzzi: Federbiologi, Anisap, Citds, Laisan, Realtà biomedica, Unindustria sezione sanità e Ursap Federlazio. La manifestazione è stata patrocinata dall'Ordine nazionale dei biologi e da quello dei chimici e gli oltre 600 i biologi laboratoristi partecipanti, hanno riempito la sala principale e un'altra sala attigua collegata in videoconferenza.

L'obiettivo è stato quello di chiedere al governo di rivedere i compensi convocando al più presto la commissione prevista e poi di omogeneizzare i servizi sanitari nazionali. «Bisogna dire basta ai dannosi effetti che il decreto Balduzzi sta avendo su numerosi laboratori di analisi», sottolinea il presidente dell'Ordine nazionale dei biologi, Ermanno Calcatelli. «Il decreto Balduzzi ha di fatto abbassato le tariffe per le prestazioni professionali del 40% con punte anche del 70% rendendo impossibile per le strutture convenzionate coprire i costi sostenuti per effettuare i servizi richiesti. Tariffe», continua Calcatelli, «che risalivano al 1996 e che avrebbero necessitato invece un aggiornamento. L'unico effetto immediato del decreto sarà quello di far perdere migliaia di posti di lavoro. L'unica strada da percorre deve essere quella di indire rapidamente il tavolo tecnico in materia, visto che il tariffario è stato costruito e imposto senza che venisse convocata una commissione organica, ascoltando solo alcune strutture pubbliche». La sollecitazione è stata raccolta dal ministro della salute Beatrice Lorenzin che, anche se assente perché impegnata in una conferenza stampa straordinaria ministeriale, pur avendo confermato la sua presenza fino a poche ore prima, ha inviato una nota auspicando che «il rilevante problema delle tariffe, concordato con le regioni, possa essere discusso nelle prossime settimane nella cornice più ampia offerta dal nuovo Patto per la salute». Inoltre, ha ricordato la sua «grande consapevolezza del fatto che i laboratori privati accreditati, rappresentano un patrimonio professionale e occupazionale da non distruggere», una consapevolezza che «ci pone tra chi certamente non vuole far chiudere i laboratori in Italia».

«Finalmente un governo che non è sordo ai nostri appelli», le risponde Calcatelli, che ha sottolineato la volontà da parte del ministro Lorenzin di ascoltare le richieste dei biologi. «Spero», aggiunge, «che entro dicembre ci sia la convocazione della commissione sulle tariffe prevista dal decreto Balduzzi. Abbiamo fatto ricorso al Tar del Lazio e su questo aspettiamo la sentenza per i primi giorni di dicembre. Dopo di che», conclude, «se il Tar ci darà ragione si dovrà aprire per forza un tavolo tecnico. Ma il messaggio della Lorenzin ci far sperare in una soluzione condivisa».

La relazione del professor Giuseppe Melis ha messo in evidenza che a seguito del deposito dell'istruttoria da parte del ministero della salute, in ottemperanza alla sentenza interlocutoria del Tar del Lazio 6633/2013, sono emerse gravi carenze istruttorie.

Per quanto riguarda i dati di costo utilizzati, numerose sono le criticità.

Innanzitutto, essi si riferiscono solo a tre regioni italiane (Toscana, Umbria, Piemonte) e non sono supportati da alcun elemento metodologico e quantitativo necessari per poter risalire ai costi finali indicati.

In secondo luogo, essi riguardano strutture di laboratorio che effettuano sino a 46 milioni di prestazioni annue e, dunque, da un lato inconferenti con la normale realtà dei laboratori accreditati e, dall'altro, in contraddizione con quanto disposto dall'accordo stato-regioni del 23 marzo 2011 relativo ai «Criteri per la riorganizzazione delle reti di offerta di diagnostica di laboratorio», che prevede che alla soglia minima di 100 mila esami dovrà corrispondere un valore economico della produzione pari al numero esami di laboratorio/anno moltiplicato il costo medio del mix di prestazioni erogate dai laboratori con la stessa configurazione.

In terzo luogo, si tratta di dati di costo che si riferiscono a laboratori posti all'interno di realtà ospedaliere, prive dunque anche di omogeneità qualitativa con le strutture ambulatoriali destinatarie privilegiate del nuovo tariffario.

In quarto luogo, manca in tutti i documenti sui costi una colonna relativa al margine di remunerazione della prestazione, richiesto dalla giurisprudenza del Consiglio di stato in attuazione dei principi enunciati dalla giurisprudenza comunitaria (Altmark Trans Gmbh, C-280/2000).

Infine, si tratta di dati di costo risalenti al 2003 e al 2007, senza alcun adeguamento dei costi, come pure richiesto dal Tar del Lazio.

Per quanto riguarda il secondo elemento preso a base delle tariffe, denominato «analisi di variabilità tariffaria» di provenienza Agenas, si tratta della mera acritica rilevazione delle tariffe vigenti nelle regioni italiane per ciascuna prestazione. Dunque, un documento privo di qualsiasi significato economico-aziendale ai fini della formazione di una tariffa, se non quello volto a rilevare la ben nota esistenza, nelle varie regioni italiane, di tariffe diverse e semmai utile, in chiave meramente propositiva, per suggerire la necessità di un intervento sulle tariffe. Né esiste alcuna correlazione tra le tariffe (minime, medie e massime) rilevate e quelle accolte nel tariffario Balduzzi.

È infine emerso che le stesse regioni virtuose dalle quali proverrebbero i dati di costo hanno ritenuto di non recepire il Balduzzi e anzi presentano tariffe mediamente più alte del 40% rispetto al tariffario stesso.

Al termine dell'incontro una delegazione guidata dal presidente dell'Onb Ermanno Calcatelli e dal segretario nazionale di Federbiologi, Elisabetta Argenziano, accompagnata dall'on. Stefania Covello, è stata ricevuta dal sottosegretario alla salute, Paolo Fadda, il quale, in modo chiaro, ha sottolineato che sia un diritto per i biologi sedersi attorno al tavolo tecnico per risolvere il problema. Si è poi impegnato, con tutti i mezzi a sua disposizione, per far sì che ciò possa avvenire nel breve termine.

vota