Pensioni minime. Con l'incremento dell'1,3% l'importo del trattamento minimo sale da 495,43 a 501,87 euro al mese. Con l'aggiornamento Istat sale anche l'assegno sociale, la rendita assistenziale corrisposta agli ultrasessantacinquenni privi di altri redditi: passa da 442,30 a 448,05 euro al mese. Mentre la pensione sociale, ancora prevista per i titolari della stessa al 31 dicembre 1995, raggiunge 369,25 euro al mese.
Manovra Salva Italia. Per meglio comprendere la portata dell'intervento del governo messo in atto alla fine del 2011, occorre fare un passo indietro e ricordare che:
- la perequazione automatica (regolamentata dall'art. 1, della legge n. 388/2000, la Finanziaria 2001) viene attribuita sulla base della variazione del costo della vita, con cadenza annuale e con effetto dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di riferimento; più in particolare, la rivalutazione si commisura al rapporto percentuale tra il valore medio dell'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativo all'anno di riferimento e il valore medio del medesimo indice relativo all'anno precedente;
- la percentuale di aumento per variazione del costo della vita (la cosiddetta «scala mobile») si applica: per intero sull'importo di pensione non eccedente il triplo del minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti; al 90% per le fasce di importo comprese tra il triplo e il quintuplo del minimo; al 75% per le fasce d'importo eccedenti il quintuplo del minimo.
L'ormai famoso decreto Salva Italia (legge n. 214/2011) prevedeva, per il biennio 2012-2013, il congelamento della perequazione per i trattamenti pensionistici superiore a tre volte il minimo Inps. Per cui, nel 2013 solo i trattamenti di importo (al dicembre 2012) sino a 1.443 (tre volte il minimo) sono stati indicizzati (più 3%). Dal 2014, dunque, il blocco sarebbe dovuto scomparire, con il ripristino della precedente normativa. Ma così non sembra.
Legge stabilità 2014. Stando a quanto si apprende dalla prima bozza della legge di stabilità 2014 (si veda ItaliaOggi di ieri) e alle indicazioni fornite di recente dal ministro Enrico Giovannini, in audizione al senato, l'indicizzazione dovrebbe essere riarticolata in maniera da includere tutte le pensioni di importo mensile sino a sei volte il minimo, escludendo dall'aggiornamento la sola quota eccedente tale limite. In altri termini, se così sarà, l'aumento di gennaio 2014, dopo il ripristino parziale del meccanismo originario, avrà il seguente andamento:
- più 1,3% (ossia l'aliquota intera dell'indice Istat) sulla fascia di pensione mensile sino a 1.487 euro, tre volte il trattamento minimo di dicembre 2013;
- più 1,17% (90% dell'indice Istat) sulla fascia di importo mensile compresa tra 1.487 e 2.478 euro;
- e più 0,975% (75% dell'indice Istat) sulla fascia di pensione mensile compresa tra 2.478 e 2.973 euro, sei volte il minimo di dicembre 2013;
- per le pensioni di importo superiore a 2.973 euro, e inferiore a tale limite incrementato della quota di rivalutazione, l'adeguamento sarà comunque attribuito fino a concorrenza del predetto limite perequato.
