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Omesso versamento Iva, beni non confiscabili

del 16/10/2013
di: di Debora Alberici
Omesso versamento Iva, beni non confiscabili
I beni delle società non sono confiscabili per i reati fiscali e quindi per l'omesso versamento Iva commessi dall'amministratore in favore dell'azienda. Infatti la misura restrittiva può essere disposta solo in caso di illeciti previsti dalla 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 42350 del 15 ottobre 2013, ha consolidato questo orientamento giurisprudenziale spazzando via ogni diversa interpretazione e dichiarando inammissibile il ricorso della Procura di Genova.

Né spiega la Suprema corte in questa interessante motivazione, l'impresa può essere considerata un concorrente nel reato e nell'utilizzo del profitto dell'omesso versamento dell'Iva. La confisca non si può applicare neppure sulla base di questo ragionamento.

Di più. Il Collegio di legittimità spiega inoltre che l'empasse non può essere superato neppure con un intervento delle Sezioni unite. Si è in presenza di un vuoto normativo che dev'essere colmato.

Da confermare, a questo punto, l'orientamento secondo cui il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente ex articolo 19, secondo comma, dlgs 8 giugno 2001 n. 231 non può essere disposto su beni appartenenti alla persona giuridica ove si proceda per violazioni finanziarie commesse dal suo legale rappresentante, poiché gli articoli 24 e seguenti del dlgs 231 non includono i reati fiscali tra le fattispecie criminose in grado di giustificare il provvedimento, tranne nel caso in cui la struttura societaria sia un apparato fittizio utilizzato dal manager per commettere gli illeciti così che ogni bene intestato alla società sia invece immediatamente riconducibile alla disponibilità dell'autore dell'evasione fiscale. In altre parole, «il superamento dell'alterità della soggettività giuridica riconosciuta all'ente rispetto alle persone fisiche che agiscono per esso e nell'interesse di esso non può infatti non derivare da una fonte di legislazione primaria, che allo stato è identificabile nel dlgs 8 giugno 2001 n. 231, il quale esclude i reati tributari dalle fattispecie criminose idonee a giustificare la cautela in questione».

Di diverso avviso la Procura generale del Palazzaccio che aveva chiesto un rinvio alle Sezioni unite.

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