Consulenza o Preventivo Gratuito

Quando l'ingenio è al femminile

del 12/10/2013
di: La Redazione
Quando l'ingenio è al femminile
Salute d'acciaio, nervi di ferro e marito d'oro. Sono questi, secondo Amalia Ercoli Finzi, ingegnere aerospaziale, i metalli che devono caratterizzare la vita di ogni donna che vuole portare avanti carriera e famiglia. È la sintesi migliore di tutte le esperienze raccontate dalle donne nel primo appuntamento «Ingenio al femminile. Storie di donne che lasciano il segno», organizzato dal Consiglio nazionale degli ingegneri, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati e dedicato, appunto, alla professione al femminile.

«Ci sarà un motivo se le ingegnere sono così poche in Italia e anche sottopagate rispetto ai colleghi uomini». A sottolinearlo è stata Ania Lopez, l'unico consigliere nazionale donna, la stessa ad aver spronato gli ingegneri a organizzare l'iniziativa. È quanto mai necessario capire il motivo del dato più allarmante», ha poi aggiunto la Lopez, «quello per cui il reddito medio di un libero professionista uomo è di oltre 38 mila, mentre quello di una donna è di poco oltre i 20 mila. A che cosa è dovuta questa disparità?

Se da un lato, infatti, le donne si fanno sempre più spazio nei territori professionali, dall'altro troppo spesso non trovano risposte adeguate e azioni concrete volte a coniugare il loro ruolo naturale e biologico con la vita professionale.

Ad oggi in Italia la percentuale di laureate in scienze tecnologiche è cinque volte più bassa di quella maschile.

«Nel 2000 le donne iscritte alle facoltà di ingegneria erano il 17,7% e nel 2012 il 24,8%. Le laureate l'anno scorso sono state il 15,5% contro il 78.5% degli uomini. Di questi, il tasso di occupazione al maschile è stato del 78,5%, mentre quello delle donne si è fermato al 72,3%». Questi i numeri messi in luce da Armando Zambrano, presidente del Cni, nel corso del dibattito, coordinato dalla giornalista Rai, Tiziana Ferrario. Uno scopo su tutto: creare un percorso che porti le ingegnere a una pari dignità, soprattutto economica, e ad ampliare le possibilità di far carriera a parità dei colleghi maschi.

Di evoluzione e necessità di sensibilizzare le studentesse delle scuole del ciclo secondario ad abbracciare studi scientifici ha parlato, invece, il Vice presidente Cni Fabio Bonfà che ha anticipato un progetto innovativo. «Siamo a disposizione», ha spiegato Fabio Bonfà, «per iniziare una collaborazione con le scuole superiori per far conoscere tutte le grandi opportunità che può offrire il nostro mestiere, anche e soprattutto per le donne, che nessuno di noi pensa debbano essere relegate alle sole specializzazioni umanistiche». Alla domanda poi sul perché delle disparità, diverse sono le risposte e le interpretazioni rappresentate dalle singole storie. Da Carla Cappiello, prima presidente donna in Italia del più numeroso Ordine, quello di Roma a Giovanna Gabetta, prima donna a laurearsi in ingegneria nucleare al Politecnico di Milano, autrice, tra l'altro, del libro «Alla ricerca di un ingegnere con l'apostrofo». Hanno portato la loro esperienza anche Lella Golfo, presidente della Fondazione Marisa Bellisario, insieme a Maria Prieto Laffargue che è stata anche presidente della Organizzazione mondiale della federazione delle donne ingegneri. Sicuramente più dura, anche se non direttamente coinvolta nel mondo delle professioni tecniche, l'esperienza di Adriana Musella, presidente di Riferimenti, Coordinamento Nazionale Antimafia, che ha raccontato la sua storia segnata dalla morte di un padre, ingegnere, che viene ucciso per non aver voluto collaborare con la Ndrangheta.

Tre le esperienze dirette, rappresentate anche con servizi sui luoghi di lavoro: la grande forza e vitalità di Amalia Ercoli Finzi, ingegnere aerospaziale, mamma e nonna che, ironicamente, ha spiegato cosa è significato per lei portare avanti una carriera riconosciuta in tutto il mondo, tra le influenze dei figli e gli appuntamenti di lavoro. Di tutt'altro carattere, ma di simile tempra, la storia di Emanuela Cartoni, amministratore delegato di Acque Spa, partecipata Acea, che crede in una leadership con caratteristiche simili a quelle dell'acqua: cheta e dolce, ma allo stesso tempo forte e irruenta.

Infine la vita quotidiana di un team al femminile che lavora alla Alstom di Savigliano, in provincia di Cuneo, azienda che progetta e costruisce treni ad alta velocità. Quattro giovani donne che, dall'esperienza di lavoro con i loro colleghi maschi, hanno scoperto di essere meno competitive degli uomini, ma più organizzate e affidabili.

Alla fine, però, alla domanda iniziale sul perché c'è questa differenza tra professionisti di sessi diversi, la risposta più sintetica e forse vicina alla realtà, l'ha data un uomo. Paolo Crepet, medico e scrittore, riferendosi a un colloquio con il grande allenatore di pallavolo, Velasco, ricorda la sua risposta alla domanda «Qual è la differenza tra allenare una squadra maschile e una femminile?». Secondo Velasco è l'autostima, troppa negli uomini e troppo poca nelle donne. Ma c'è chi dalla platea non la pensa esattamente così.

vota