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Transfer pricing ancora ko

del 11/10/2013
di: di Debora Alberici
 Transfer pricing ancora ko
Nuova bocciatura per il transfer pricing. Può essere contestata un'elusione fiscale alla società italiana che restituisce interessi al finanziatore straniero di gran lunga superiori a quelli operanti sul mercato estero. Lo ha sancito la Corte di cassazione con la sentenza n. 22010 del 25 settembre 2013. Per la sezione tributaria la clausola antielusiva che vieta transfer pricing, è contenuta nell'articolo 110 del Tuir. Ora la difficoltà per l'amministrazione è stabilire il valore del finanziamento al di là del quale è contestabile l'abuso del diritto. Per far ciò va interpretato l'art. 9 del Tuir «nel senso che», spiega la Cassazione, «deve ritenersi che il criterio prioritario per stabilire il valore dei corrispettivi, nelle operazioni intercorse tra imprese appartenenti a un gruppo multinazionale, non possa essere che quello enunciato dalla seconda parte dell'art. 9 dpr 917/86, secondo cui deve farsi riferimento, in quanto possibile, alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni o i servizi e, in mancanza, alle mercuriali e ai listini delle camere di commercio e alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d'uso». La norma impone all'amministrazione di prendere in considerazione, in via principale, i listini e le tariffe del venditore dei beni o del prestatore di servizi a società dello stesso gruppo, tenuto conto anche degli sconti che il medesimo è usualmente disposto a praticare nel mercato di appartenenza.

Quindi, la medesima disposizione dispone di prendere in esame, in via subordinata, i mercuriali e i listini delle camere di commercio, o le tariffe professionali. In seconda battuta il fisco dovrà fare riferimento agli stessi parametri, nell'esame delle transazioni comparabili tra imprese indipendenti appartenenti allo stesso mercato, ossia a quello del soggetto fornitore dei beni o dei servizi.

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