Consulenza o Preventivo Gratuito

Uno stop alla burocrazia

del 10/10/2013
di: di Vincenzo Bacarani
Uno stop alla burocrazia
Liberare l'occupazione, liberare l'impresa dalla pressione/oppressione della burocrazia, dalla spesa pubblica, dal peso della politica. È il modo giusto per imboccare la strada di una ripresa concreta delle attività produttive, per invogliare gli imprenditori a tornare a investire nel nostro paese innescando così un meccanismo virtuoso che possa ridare fiducia ai lavoratori.

Sono questi i principi che il segretario generale della Fismic, il sindacato autonomo dei metalmeccanici, Roberto Di Maulo, ritiene fondamentali per avviare una fase di risanamento dei conti pubblici e di rilancio dell'attività produttiva nel nostro paese, condizione quest'ultima necessaria e indispensabile per la ripresa dell'occupazione. Evitare che le imprese trasferiscano all'estero non solo le aziende, ma anche i marchi prestigiosi è un impegno indifferibile, così come lo è affrontare i nodi della spesa pubblica riducendo i costi della politica e il numero dei parlamentari.

E, a questo proposito, Di Maulo si sofferma anche sulla situazione più strettamente politica dell'Italia, sulle discussioni e sulle polemiche tra i vari partiti degli ultimi mesi e degli ultimi giorni riguardo a «problemi di secondaria importanza” o a «false crisi” di governo che hanno di fatto bloccato l'attività legislativa e parlamentare con la perdita di tempo prezioso rispetto a questioni di vitale importanza.

Domanda. Segretario, l'ultima settimana politica è stata particolarmente vivace. Come la giudica?

Risposta. La situazione del Paese è grave. In base ai recenti avvenimenti politici mi viene da pensare che siamo nel Paese del gattopardo. Non si è capito perché si è iniziata una falsa crisi. Inoltre, il discorso del presidente del consiglio, Enrico Letta, la scorsa settimana al Senato e alla Camera è stato lo stesso che egli ha fatto ad aprile all'atto del suo insediamento: si è trattato di una replica del libro dei sogni, come lo avevamo già definito all'epoca.

D. Si parla dell'inizio di una nuova fase, forse di una Terza repubblica…

R. Ma io non credo che siamo all'inizio di una Terza repubblica, anche perché in realtà io non ho mai visto l'inizio della Seconda, anzi direi proprio che la Seconda non è mai cominciata. Mi sembra piuttosto che ci sia un tentativo da parte di esponenti del centrodestra e di esponenti del centrosinistra di ricreare un grande centro, una sorta di nuova, grande democrazia cristiana. Però, per portare a compimento tale opera, occorre ricorrere a una legge elettorale basata sul proporzionale puro. Ma questo è in netta contraddizione con tutto quello che è stato avviato dal 1993 in poi come il bipolarismo, il bipartitismo. Insomma, significherebbe tornare indietro agli anni 60. E in effetti una specie di nostalgia per quel periodo l'ho notata in alcuni passaggi del discorso premier Letta al Senato, quando ha magnificato quanto è stato fatto in Italia dal Dopoguerra al 1968, un periodo con tutti governi monocolore democristiani, dicendo che quello fu un periodo segnato da una grande stabilità e che il Paese andava molto bene proprio in quel periodo. Vuol dire che Letta, che peraltro ha origini democristiane, vorrebbe tornare a quegli anni? Mi sembra anacronistico.

D. Torniamo allora ai problemi di oggi, del 2013. Quali sono quelli da risolvere al più presto?

R. Il Paese sta attraversando una pesante crisi economica di cui soprattutto risentono gli strati sociali più deboli. Si sta aggravando anche la crisi finanziaria. Il deficit pubblico continua a correre velocemente non essendo stato effettuato alcun taglio alla spesa. I dati che sono stati resi pubblici recentemente, peraltro, sono impressionanti: la disoccupazione giovanile ha superato il 40%, record storico, e quella generale è arrivata al 12,2%, un record anche questo dal 1977. Non solo: la pressione fiscale sotto il governo Letta è passata dal 53 al 56% e la chiusura di aziende e la vendita di marchi prestigiosi continuano. Un esempio significativo di questo stato di cose è la vicenda dell'isola di Budelli, in Sardegna, che è stata acquistata da un neozelandese per 3 milioni di euro. Ma con 3 milioni di euro si compra un appartamento lussuoso o una bella villa, non un'intera isola. Questo dimostra che l'Italia sta svendendo a prezzo di realizzo i suoi gioielli. Una situazione di caos.

D. Segretario, analizziamo allora le questioni principali.

R. I problemi principali sono proprio tanti. Uno è rappresentato dalla pressione fiscale. Però mi sembra che manchino le risorse per alleggerirla in maniera concreta. Bisognerebbe dunque cominciare da un altro problema, cioè dalla burocrazia. Questo Paese è oppresso dalla burocrazia e dal peso del pubblico sul privato, è un peso troppo forte. Inoltre, c'è una discrezionalità della magistratura nel settore del lavoro, come è dimostrato dai casi Ilva e Fiat, che rischia di allontanare gli imprenditori dal nostro Paese. Servirebbero dunque meno vincoli burocratici. Ad esempio, per aprire un comune negozio o una qualunque attività in Italia occorrono mesi e mesi di procedure burocratiche con tanta carta bollata. Negli altri Paesi occorrono soltanto pochi giorni e qualche documento in carta semplice. La realtà è che, anche per questo stato di cose che non cambia, le attività produttive del nostro Paese si stanno trasferendo. E si stanno trasferendo non solo in Romania e in Bulgaria, ma anche in Slovenia, Austria, Svizzera, Francia. In Paesi, cioè, dove la tassazione è al 20% e dove la burocrazia ha un peso infinitamente più leggero di quella del nostro Paese. In questa maniera non possiamo reggere la concorrenza. È chiaro che se si continua così, andranno persi tanti posti di lavoro. Ecco, dovrebbero essere affrontati seriamente questi nodi che sono gli ostacoli maggiori per una crescita economica e produttiva.

D. Recentemente lei è tornato spesso sulla questione della spesa pubblica che continua a crescere…

R. Vero. Continuo a ripetere che andrebbe seriamente tagliata la spesa pubblica improduttiva. Ci sono troppi costi, troppi passaggi di carte da un ministero all'altro, da un ente locale all'altro, dalla Regione al Comune, dal Comune alla Provincia, dalla Provincia alla Regione e via di seguito. Lacci burocratici costosi, in termini di giornate perse e di denaro, che impediscono lo sviluppo dell'attività produttiva e dell'occupazione. Inoltre c'è un peso troppo forte della criminalità organizzata che a volte è in complicità con alcune frange dello Stato che tradiscono il giuramento di lealtà fatto al nostro Paese.

D. Segretario, come giudica la recente attività del Parlamento?

R. Purtroppo una politica come questa, che ci ha fatto perdere mesi e mesi con problemi assolutamente non rilevanti come l'Imu o l'Iva, non so come possa affrontare seriamente i problemi che ha questo Paese. Il timore è che la brava gente potrebbe continuare a subire questo tipo di politica senza avere risposte concrete.

D. Da dove partire allora?

R. Dal taglio della politica, dal taglio dei parlamentari che sono troppi, dai costi della burocrazia che sono eccessivi e che gravano sulle forze produttive del Paese. Liberare gli imprenditori, liberare l'occupazione. Purtroppo tutto questo, sentito il discorso del premier Letta la scorsa settimana, con credo che lo potremo vedere nel breve periodo.

vota