Consulenza o Preventivo Gratuito

Salasso per i tributaristi

del 10/10/2013
di: di Dino Agostini
Salasso per i tributaristi
Il sistema previdenziale italiano ha la sua storia, i suoi punti cardine, i suoi limiti e, purtroppo, alcune ineguaglianze dai più conosciute e riconosciute. Sappiamo bene che il legislatore, nella formazione del precedente e attuale sistema, ha subito delle forti pressioni lobbistiche di molteplici categorie di lavoratori, autonomi o subordinanti. Nel passato l'uguaglianza previdenziale e assistenziale era maggiormente riscontrabile in una determinata categoria di lavoratori, piuttosto che fra categorie diverse. Altri, quali i professionisti iscritti ad ordini, albi o collegi, forti della loro coesione e della loro capacità finanziaria, possiedono una «autogestione controllata» che permette loro la massima autonomia. Il legislatore, cosciente delle conseguenze sociali che può causare una previdenza non più in grado di garantire adeguate prestazioni anche per cause non dipendenti direttamente dalla gestione quali l'allungamento dell'aspettativa di vita o, come di recente, anche la forte crisi economica che ha colpito il nostro paese, è da tempo alla ricerca di soluzioni strutturali per la modifica del sistema. Tanta buona volontà e tanti buoni propositi, hanno permesso diversi passi in avanti, ma ancora, a nostro avviso, siamo ancora lontani da una previdenza equa nei diritti e nelle prestazioni. Se dovessimo scrivere per avere consensi diremmo che con il passaggio al sistema contributivo tutti i problemi sono stati risolti. Che con il raggiungimento della programmata unificazione dell'aliquota contributiva al 33% per tutti (si fa per dire!!) non vi saranno più differenze fra i lavoratori. Ma sappiamo fin troppo bene che non sarà così. Avremo unificato i lavoratori dipendenti subordinati con i parasubordinati ma col rischio di avere sulla coscienza quasi 300 mila titolari di partite Iva annoverate «contro natura» in quella gestione che fa venir meno anche quel reddito minimo, oggi di pura sussistenza.

Non crediamo che il legislatore, così come le parti sociali, vogliano «uccidere» questo mondo o costringendolo a essere inglobato nel mondo dei lavoratori subordinati o parasubordinati. Sappiamo molto bene che questo non potrà mai avvenire.

L'amministratore di condominio, per citarne uno, farà tanti contratti di collaborazione con i vari condomini? Oppure avrà tanti contratti di lavoro subordinato per quanti sono i condomini seguiti? Di esempi di professioni che di fatto non potranno mai migrare nel mondo del lavoro subordinato o parasubordinato possiamo infiniti e tutti significativi. Allora cosa chiede l'Associazione nazionale dei consulenti tributari certa di interpretare la volontà di tutti i tributaristi e non solo dei propri associati? Chiediamo che:

- il nostro mondo sia ascoltato e siano ascoltate le nostre rappresentanze, oggi più di ieri;

- si prenda atto delle disuguaglianze previdenziali ed assistenziali oggi esistenti paragonando i contribuenti soggetti alla gestione separata con le altre gestioni;

- di bloccare ogni tipo di aumento contributivo per i titolari di partita Iva soggetti alla gestione separata;

- di verificare l'impatto e le conseguenze che potrà avere, per questi lavoratori, una contribuzione che arriverà fino al 33% (+0,72% per altre prestazioni aggiuntive).

In un recente passato, qualche ministro giustificava l'aumento contributivo sostenendo che molte delle partite Iva della gestione separata erano «false» e servivano a nascondere rapporti di lavoro subordinato o parasubordinato. Probabilmente esisterà anche questa casistica certamente molto marginale, così come per altre categorie, ma non possiamo credere che per «intercettare» pochi soggetti si possa correre il rischio di effettuare una decimazione su tutto il mondo dei quei professionisti che hanno scelto di operare senza alcun vincolo di subordinazione, praticando un'attività autonoma fuori dai vecchi schemi della professione.

vota