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Tav, indennizzi anti sabotaggio

del 10/10/2013
di: di Luigi Chiarello
Tav, indennizzi anti sabotaggio
In arrivo una nuova forma di indennizzo per le imprese, impegnate nella realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione (Tav) e nella costruzione di infrastrutture e insediamenti strategici, inseriti nel Programma delle Infrastrutture Strategiche (PIS). Mentre passa di mano la gestione del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, finora in capo al ministero dello Sviluppo economico e, per l'operatività, al Medio Credito Centrale spa. Ma, a breve termine, nelle mani del dicastero dell'economia, che potrà così controllare meglio la gestione delle risorse erogate e degli impegni assunti. Sono queste le due misure sul versante delle imprese, contenute nel decreto legge salva conti, ieri al vaglio del Consiglio dei ministri.

Tav. Gli indennizzi toccheranno a chi ha subito atti di danneggiamento, non colposi, delle proprie attrezzature «volti ad ostacolare o rallentare l'esecuzione delle stesse opere». Il riferimento è ovviamente agli attacchi di sabotaggio e alle violenze subite dalle imprese e dai tecnici che stanno lavorando alla costruzione del tunnel ferroviario in Val di Susa. Per accedere ai benefici, gli episodi di violenza di cui le imprese dovranno essere vittima, spiega la relazione allegata allo schema di decreto legge, non dovranno iscriversi nell'ambito dei fenomeni estorsivi o usurari. Le risorse per l'indennizzo saranno attinte dal Fondo di solidarietà civile, istituito dall'art. 2-bis del dl n. 187/2010, convertito con modifiche nella legge 217/2010. Ma tali erogazioni non potranno superare il limite massimo di spesa di cinque milioni di euro l'anno. E il ristoro dei danni che non sarà possibile indennizzare a causa di questo tetto? Sarà soddisfatto l'anno successivo, con priorità assoluta. Va precisato, comunque, che gli indennizzi saranno concessi per la sola parte eccedente la somma liquidata (o che può essere liquidata) sulla base del contratto di assicurazione già stipulato dall'impresa interessata. Le modalità di erogazione e di incasso di queste somme saranno definite da un prossimo regolamento attuativo. Nel frattempo, un prossimo decreto del presidente del consiglio dei ministri, adottato su proposta del ministro dell'Interno, interverrà sulla materia per sbloccare i fondi.

Il Fondo centrale di garanzia per le pmi, formalmente iancora costituito presso il Medio Credito Centrale (in base all'art. 2, comma 100, lettera a della legge 662/1996). Il governo, col dl salva conti, a causa della crisi economica e finanziaria, vuole riportarlo sotto il cappello del dicastero dell'economia. Amministrazione che, per altro, era già titolare dei fondi di garanzia confluiti (in base all'art. 15 della legge n. 266/1997) nel Fondo centrale pmi. Il trasferimento di poteri è motivato da tutta una serie di questioni, che il governo spiega per punti:

1) Vigilare sulla garanzia dello Stato di ultima istanza, che consente agli intermediari finanziari un minor assorbimento di capitale ai fini del patrimonio di vigilanza e, di conseguenza, un maggior accesso al credito per le imprese;

2) Vigilare sul potenziale impatto, in termini di finanzia pubblica, dell'esponenziale crescita delle domande pervenute (dalle 15.000 nel 2008 alle oltre 80.000 previste nel 2013, con un incremento nel periodo gennaio – luglio 2013 del 26,5% rispetto allo stesso periodo del 2012). Un boom che si somma all'incremento del rapporto tra sofferenze e domande accolte, pari:

- al 2,7% nel maggio 2013 (1,8% a gennaio 2012) in termini di numero di operazioni,

- al 3,3% (2,1% a gennaio 2012) per importo finanziato,

- e al 3,7% (2,2% a gennaio 2012) per importo garantito.

3) Vigilare su un previsto ulteriore incremento delle domande, dell'importo garantito e degli accantonamenti, dovuto alla prossima entrata in vigore della disciplina attuativa dell'art. 1 del Decreto del fare (che allarga i criteri di valutazione delle imprese ed estende la percentuale massima della garanzia dell'80%);

4) Infine, vigilare sui nuovi finanziamenti. Visto che nel solo 2012, la dotazione del Fondo è stata aumentata di circa 700 milioni. E, nonostante il massiccio ricorso ai fondi strutturali europei, il governo sottolinea nella relazione illustrativa come sia «già pervenuta una specifica richiesta, per la legge di stabilità, di 2.870 milioni di euro per il prossimo triennio».

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