Consulenza o Preventivo Gratuito

Avvisi bonari a raffica, la parola passa al Garante

del 09/10/2013
di: di Andrea Bongi
Avvisi bonari a raffica, la parola passa al Garante
Sugli avvisi bonari a raffica sulla rateazione della sostitutiva Garante del Contribuente, se ci sei, batti un colpo. Stante il silenzio con il quale si sta chiudendo la querelle fra fisco e contribuenti, denunciata nei giorni scorsi (si veda ItaliaOggi dell'1/10/2013), non resta che sperare in un intervento del supremo organo di garanzia dei contribuenti voluto dalla legge n.212 del 2000 (c.d. statuto dei diritti del contribuente).

Il Garante infatti, ai sensi del sesto comma dell'articolo 13 della norma citata, su autonoma iniziativa o sulla base di segnalazioni inoltrate per iscritto dal contribuente o da qualsiasi altro soggetto interessato, può rivolgersi direttamente agli uffici delle Entrate per chiedere spiegazioni del comportamento dagli stessi tenuto.

La richiesta del Garante è finalizzata ad approfondire situazioni nelle quali, sulla base delle informazioni raccolte o delle denunce a esso pervenute, sia messo in discussione il rapporto di fiducia fra fisco e contribuenti o vi siano elementi tali da far presupporre, continua la norma, «prassi amministrative anomale o irragionevoli».

Sulla base di tali precetti normativi e delle questioni evidenziate nei giorni scorsi, l'intervento dei Garanti dei contribuenti allocati presso le varie direzioni regionali delle entrate potrebbe scattare, per così dire, d'ufficio.

In un caso come quello relativo agli avvisi di irregolarità inviati dagli uffici delle Entrate per la rateazione della imposta sostitutiva sulla rivalutazione immobiliare con le stesse modalità e termini per i versamenti di Unico è, infatti, l'affidamento del contribuente a essere gravemente disatteso dalla prassi tenuta dall'amministrazione finanziaria.

Il contribuente, infatti, facendo affidamento sia alle istruzioni relative all'uso del codice tributo incriminato sia al software dichiarativo, ha provveduto al pagamento dell'imposta rateizzandola da due a cinque rate negli stessi termini consentiti per il pagamento del saldo e del primo acconto d'imposta dovuto sulla base della dichiarazione dei redditi. Non ha quindi versato alle date a esso più comode, ma a quelle previste dalla legge.

Le istruzioni sull'uso del codice tributo 1824, contenute sul sito internet dell'Agenzia delle entrate recitano espressamente: «L'importo a debito può essere versato in forma rateale».

Stante una simile situazione come si può pensare di sanzionare così pesantemente quei contribuenti che non hanno fatto altro che «fidarsi» di ciò che la stessa Agenzia delle entrate gli ha suggerito. La situazione si complica se poi, come si legge nelle nota che diffusa dalle Entrate nei giorni scorsi, soffermandosi anche sull'esempio di compilazione del codice tributo presente sul sito internet si sarebbe potuto capire che quel codice tributo si poteva sì rateizzare, ma solo con certi limiti.

Qualora nonostante tutto ciò, i Garanti non ritenessero opportuno intervenire d'ufficio, allora potrebbe sempre richiederne la loro discesa in campo il contribuente stesso.

Per fare ciò basta un'istanza in carta semplice indirizzata al Garante competente per territorio nella quale si lamenta la sanzione irrogata dagli uffici a fronte di un pagamento rateale effettuato sulla base di precise istruzioni fornite dalle Entrate stesse.

Ma l'istanza di parte, si sa, ha tempi lunghi ed effetti limitati al singolo caso di specie. Molto più penetrante e generalizzato un intervento diretto dei tutori delle garanzie, anche costituzionali, sancite nella legge n.212 del 2000.

© Riproduzione riservata

vota