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Atto di autotutela nullo, l'accertamento non rivive

del 09/10/2013
di: Debora Alberici
Atto di autotutela nullo, l'accertamento non rivive
Quando il fisco annulla il provvedimento di autotutela con il quale ha reso invalido un atto impositivo deve procedere a un nuovo accertamento non potendo rivivere il vecchio procedimento. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 22827 dell'8 ottobre 2013, ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria che prima aveva annullato, in autotutela, un accertamento, poi aveva invalidato tale annullamento con la pretesa di far rivivere il primo accertamento. Ciò non è possibile in quanto l'ufficio è tenuto a riavviare dall'inizio la procedura e a spiccare un nuovo atto impositivo entro i termini. «Da tale annullamento», si legge in sentenza, «non può farsi conseguire, come al contrario ritenuto dall'Agenzia delle entrate nel ricorso in Cassazione, l'ulteriore effetto di riviviscenza dell'originario atto impositivo il quale, travolto dal primo provvedimento, è stato eliminato dall'ordinamento». Questo perché la permanenza certa del potere impositivo nelle mani dell'amministrazione, impone, in ogni caso, alla stessa l'obbligo del positivo esercizio di tale potere con l'emissione di un nuovo atto impositivo. Il tutto rispettando i termini sanciti dalla legge per l'accertamento fiscale. Ciò non toglie, tuttavia, che l'esercizio del potere di autotutela implica consumazione del potere impositivo, «sicché rimosso con effetto ex tunc l'atto di accertamento illegittimo o infondato, l'Amministrazione finanziaria conserva e anzi è tenuta a esercitare, nella permanenza dei presupposti di fatto e di diritto, la potestà impositiva». Il potere di sostituzione dell'atto impositivo incontra i soli limiti del termine decadenziale previsto per la notifica degli avvisi di accertamento e del divieto o elusione del giudicato sostanziale formatosi sull'atto viziato.

In questo caso l'ufficio aveva annullato in autotutela l'accertamento a carico di una società. Poi si era resa conto che per cifre così alte l'autotutela era esercitabile solo con il consenso del ministero. Aveva quindi annullato il suo annullamento dell'atto impositivo. Fin qui tutto regolare. Poi l'amministrazione ha preteso la reviviscenza del primo accertamento. A questo punto la Cassazione ha chiarito che dovrà avviare una nuova procedura.

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