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Tares, sono a rischio le ulteriori agevolazioni

del 05/10/2013
di: Antonio Chiarello, avvocato tributarista patrocinante in Cassazione e docente Anutel
Tares, sono a rischio le ulteriori agevolazioni
A volte il rimedio è peggiore del male. Il governo nell'intento di semplificare le regole per la determinazione delle tariffe Tares con l'art. 5 del dl n.102 (in attesa di conversione) prevede, solo per l'anno 2013, la facoltà per i Comuni di derogare parzialmente alla rigidità del metodo normalizzato di cui al dpr n. 158/98, armonizzandolo con i criteri di cui alle lettere a), b) c) e d) del comma 1 dell'art. 5 del dl n. 102. Non è chiaro dal testo normativo se detta procedura semplificata ammetta solo una sostituzione dei coefficienti K con quelli previsti dalla lett. b) o se, addirittura, stante la sospetta coincidenza testuale della predetta lett. c) con il comma 2 dell'art. 65 del dlgs n. 507/93, sia consentito di determinare le tariffe Tares in base alla procedura già adottata per la Tarsu secondo gli indici IPS e IQS, fermo restando, comunque, l'obbligo della copertura dei costi integrali del servizi. Maggiore chiarezza sul punto in sede di conversione non guasterebbe, specie in merito al significato della lett. c) che impone la commisurazione della tariffa, comunque, tenendo conto dei criteri di cui al dpr n. 158/99. Ma l'incognita più consistente che il dl n. 102 ha generato è quella che concerne le ulteriori agevolazioni. L'impianto originale della Tares, prevede delle specifiche agevolazioni obbligatorie e facoltative (art. 14 da comma 15 a comma 20) applicabili anche alla maggiorazione (comma 21). In particolare il comma 19 prevede(va) la facoltà, a costo della finanza comunale, per gli enti di istituire ulteriori agevolazioni ed esenzioni, la cui disciplina (ex comma 22 lett. c) doveva trovare alloggio nel regolamento comunale applicativo del tributo. Senonchè, il predetto art. 5 del dl n. 102, nel mentre al comma 1 lett. d) consente ai comuni che ricorrono al metodo semplificato, di introdurre ulteriori riduzioni ed esenzioni, al successivo comma 2 dispone l'abrogazione dell'intero comma 19 dell'art. 14 del dl n. 201/2011. Quanto innanzi induce a porsi la questione se per i Comuni che abbiano determinato, o determineranno, le tariffe secondo i criteri ordinari e quindi senza esercitare la opzione di cui al comma 1 dell'art. 5 del dl n. 102, sia ancora sussistente il potere di prevedere ulteriori agevolazioni rispetto a quelle canonizzate dall'art. 14 del dl n. 201. Giova rammentare che la Corte costituzionale con la sentenza n. 60/2011 ha chiarito che «le norme di agevolazione tributaria siano anch'esse, come le norme impositive, sottoposte alla riserva relativa di legge di cui all'art. 23 Cost., perché realizzano un'integrazione degli elementi essenziali del tributo (sentenza n. 123 del 2010)» con la conseguenza che i profili fondamentali della disciplina agevolativa devono essere regolati direttamente dalla fonte legislativa. Non è quindi bastevole il solo riferimento alle facoltà generalizzate dell'art. 52 del dlgs n. 446/97, ma occorre individuare nel corpo dell'art. 14 del dl n. 201, la norma primaria che autorizzi l'ente impositore alla istituzione di ulteriori agevolazioni, rispetto a quelle già previste dall'art. 14 del dl n. 201. Assume, in quest'ottica, una diversa ratio la lett. c) del comma 22 dell'art. 14, che, prima della abrogazione del comma 19, era solo una norma che individuava nel regolamento e non già nella delibera di Consiglio che stabilisce le tariffe, lo strumento della disciplina delle ulteriori agevolazioni, ma che ora si potenzia a rango di norma primaria autorizzativa per la previsione di ulteriori trattamenti agevolati. Va però chiarito, che le ulteriori agevolazioni non si applicano alla maggiorazione, perché, venuto meno il comma 19. Allo stato attuale della normativa, quindi, l'estensione delle agevolazioni alla componente del tributo sui servizi indivisibili concerne solo quelle previste dall'art. 14 del dl n. 201 e non anche quelle ulteriori disposte dai comuni. È opportuno, pertanto, che in sede di conversione, l'abrogazione del comma 19 sia riferita e limitata al secondo periodo della disposizione ovvero quello che obbligava alla copertura con le risorse comunali, così ripristinando la vigenza del primo periodo cioè del potere comunale di prevedere ulteriori forme agevolative, in modo che anche queste ulteriori riduzioni possano estendersi alla maggiorazione. Appare inutile raccomandare alle scelte politiche del singolo ente ovvia prudenza nel definire le ulteriori fattispecie agevolative, per non tradire il principio comunitario chi inquina paga con traslazioni di consistenti fette di prelievo da una categoria di utenza alle altre, così minando quelle corrispondenza tra onere economico imposto e riferibile costo del servizio che la struttura dell'art. 14 del dl n. 201, sia pure con qualche cedevolezza, in sostanza garantisce.

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