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Uno scudo penale in premio a chi si autodenuncia

del 05/10/2013
di: Francesco Squeo
Uno scudo penale in premio a chi si autodenuncia
Se autodenunci quanto non dichiarato e detenuto all'estero il premio deve essere lo scudo penale. È questa la strada maestra indicata dalla Commissione Greco che, nello studio sull'autoriciclaggio, quale fattispecie da integrare nell'ambito del reato di riciclaggio, ha proposto degli strumenti di premialità, arrivando alla stesura di modifiche da apportare al dlgs n. 74/2000. L'Agenzia delle entrate, nel frattempo, non è stata a guardare e, a fine luglio, con la Circolare 25/E, nell'ambito degli indirizzi operativi concernenti la prevenzione e il contrasto dell'evasione, per la prima volta, ha fatto espresso riferimento all'autodenuncia (definita quale volontaria disclosure) nell'ambito della commissione di illeciti finanziari internazionali. Sul punto, la Circolare così recita: «all'Ucifi viene affidato il compito di sperimentare l'azione di contrasto nello specifico settore anche attraverso lo sviluppo di attività volte alla volontaria disclosure di attività economiche e finanziarie illecitamente detenute all'estero da contribuenti nazionali». In altri termini i tempi sono ormai maturi e ristretti per l'adesione volontaria se si considera che il segreto bancario è ormai tramontato (si pensi alla Svizzera e al Lussemburgo per citare esempi noti) e l'autoriciclaggio, mediante il disegno di legge proposto dal presidente del senato Pietro Grasso, è probabilmente prossimo a divenire reato contemplato dal codice penale italiano quale riciclaggio tout-court. L'effetto sarebbe che ciò che prima era evasione diviene automaticamente riciclaggio, con pene dai quattro ai dodici anni di reclusione. La commissione Greco ha sottolineato l'importanza di rendere appetibile la procedura del beneficio dell'esimente penale qualora si collabori mediante l'autodenuncia, a condizione che non siano già iniziati accessi, ispezioni, verifiche o, comunque, altre attività di accertamento tributario e contributivo di cui il soggetto abbia avuto formale conoscenza o sia stato già avviato un procedimento penale per uno dei delitti previsti dal dlgs n.74/2000. La commissione ha tra l'altro predisposto una proposta di modifica al decreto in discorso sui reati penal tributari, con l'introduzione dell'art.16-bis. Infatti: «Dopo l'articolo 16 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 è inserito il seguente: Art 16 – bis (Collaborazione attiva)

1. Non è punibile ai sensi dell' art. 4 e dell' art. 5 del presente Decreto, colui che, prima che siano già iniziati accessi, ispezioni, verifiche o, comunque, altre attività di accertamento tributario e contributivo di cui ha avuto formale conoscenza o sia stato già avviato un procedimento penale per uno delitti previsti dal presente Decreto, fornisce spontaneamente agli Uffici finanziari o all' Autorità giudiziaria tutte le informazioni in ordine agli elementi attivi sottratti all'imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, all'impiego dell'imposta evasa e al suo occultamento.

2. La pena per i suddetti delitti è diminuita sino alla metà qualora le informazioni siano spontaneamente fornite nel corso delle indagini preliminari».

Detto approccio garantirebbe di rimpinguare anche le casse dello stato riconoscendo un'ultima chance prima che l'autoriciclaggio si estenda su chiunque abbia conti esteri non dichiarati. Ad avviso della commissione le imposte andrebbero versate integralmente per come originariamente dovute e con un meccanismo di alleggerimento delle sole sanzioni. La strada maestra è ormai indicata.

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