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Femminicidio, alla Camera il voto sul gps antipanico

del 04/10/2013
di: Beatrice Migliorini
Femminicidio, alla Camera il voto sul gps antipanico
Introdurre l'applicazione di dispositivi mobili di allarme e localizzazione per le vittime di violenza. Questo il contenuto di uno dei principali emendamenti al decreto sul femminicidio presentato, ieri, in aula alla camera. Sempre nella stessa sede, poi, è stata sottolineata la necessità di dover rispettare i tempi di conversione del decreto. La proposta di modifica al testo del dl 93/2013, a firma di Renata Bueno, deputata eletta nella circoscrizione America latina, consiste nell'applicare un dispositivo elettronico (il bottone del panico), contente al suo interno un Gps, al fine di rintracciare ovunque il soggetto in pericolo entro un raggio di 300 metri. «Le donne che si sentono minacciate, si potranno affidare a questo meccanismo che cattura e registra la conversazione fino alla distanza minima garantita per legge. La registrazione, inoltre, può essere usata come prova in tribunale», ha spiegato la Bueno, «è un dispositivo che è già in uso in molte città del Brasile e che deve essere tenuto distinto dal braccialetto elettronico perché quest'ultimo viene applicato allo stalker mentre il bottone del panico viene fornito in dotazione alle vittime». Al di là delle proposte di modifica presentate, però, stringono i tempi per la conversione del decreto. La dead line è, infatti, stabilita al 14 ottobre. A sottolineare l'importanza di portare a conclusione il progetto, il viceministro del lavoro e delle politiche sociali, Maria Cecilia Guerra (Pd). «Se tutto procederà come previsto, la camera licenzierà entro la settimana il testo, permettendo, così, una discussione approfondita anche in senato». Parzialmente soddisfatto del lavoro svolto è, invece, Edmondo Cirelli (Fdi), secondo cui «la violenza contro le donne non può essere banalizzata come una violenza tout court, è frutto, infatti, di una mentalità sbagliata e di una società cambiata», ha sottolineato Cirelli, «il decreto sul femminicidio muove i primi passi per un'inversione di tendenza, ma sarebbe stato necessario intervenire pesantemente anche in tema di servizi sociali, invece di scegliere una strada solo repressiva».

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