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Acquisti, a ciascuno la sua Iva

del 03/10/2013
di: di Franco Ricca
Acquisti, a ciascuno la sua Iva
Negli scambi con l'estero, per individuare il momento di effettuazione dell'operazione, al fine di stabilire se debba applicarsi l'aliquota Iva del 21% in vigore fino al 30 settembre, oppure quella del 22% vigente dal 1° ottobre 2013, occorre fare riferimento ai vari criteri particolari previsti dalla normativa. La questione, ovviamente, si pone soltanto per gli scambi «in entrata» (introduzione di beni e servizi provenienti dall'estero), soggetti a tassazione in Italia, perché quelli «in uscita» non sono imponibili. Particolare attenzione si deve prestare ai servizi cosiddetti generici, per i quali, dall'anno scorso, sono stati previsti criteri ad hoc.

Importazioni di beni. Per le importazioni di beni da paesi terzi, il momento determinante per l'insorgenza del «fatto generatore» dell'imposta è quello dell'accettazione della dichiarazione doganale: se questo evento è successivo al 30 settembre, è dovuta l'Iva del 22%, indipendentemente dalla data di partenza della merce (e della fattura del fornitore, che non ha alcuna rilevanza ai fini dell'Iva, eccetto che per la comunicazione delle operazioni «black list»). Le norme comunitarie di riferimento sono l'art. 70 della direttiva 2006/112/Ce e l'art. 201 del regolamento n. 2913/92 (codice doganale comunitario).

Acquisti intracomunitari. Per i beni provenienti da altri stati membri, tassabili in Italia in quanto acquisti intracomunitari, assume rilevanza la data di partenza dal territorio di origine. Così stabilisce infatti l'art. 39 del dl n. 331/93, modificato in tal senso con effetto dal 1° gennaio 2013 (in precedenza, si doveva guardare invece alla data di arrivo nel territorio nazionale). Resta fermo, per le cessioni con effetto traslativo differito (per esempio, contratti estimatori), lo spostamento dell'effettuazione dell'operazione al momento in cui si realizza tale effetto, ma comunque entro un anno dalla consegna. L'eventuale emissione anticipata della fattura, infine, realizza l'operazione alla data della fattura stessa, limitatamente all'importo fatturato. Pertanto, se la spedizione dalla Danimarca è partita entro il 30 settembre, l'acquisto va tassato in Italia con la vecchia aliquota del 21% anche se i beni sono arrivati dopo.

Acquisti di servizi «generici». Per le prestazioni di servizi «generici», ossia quelle disciplinate, ai fini della territorialità, dalla regola generale dell'art. 7-ter, dpr 633/72, basata sul luogo di stabilimento del committente, occorre fare riferimento alle disposizioni dell'ultimo comma dell'art. 6 del dpr 633/72. Queste disposizioni stabiliscono, in deroga alle regole generali, che le suddette prestazioni, allorquando scambiate da soggetti passivi nazionali con soggetti passivi esteri (comunitari e non), si considerano effettuate nel momento in cui sono ultimate oppure, se di carattere periodico o continuativo, alla data di maturazione dei corrispettivi (e comunque al 31 dicembre di ciascun anno, se di durata ultrannuale). L'eventuale pagamento del corrispettivo in anticipo rispetto ai suddetti eventi, realizza l'operazione limitatamente all'importo pagato. Di conseguenza, il committente nazionale che riceve prestazioni generiche, dovrà integrare la fattura del fornitore Ue (o emettere autofattura se il fornitore è extraUe) applicando:

- l'aliquota del 21% se il servizio è stato ultimato o pagato entro il 30 settembre 2013;

- l'aliquota del 22% se il servizio è ultimato successivamente (e non è stato pagato prima).

In questo contesto, l'eventuale fattura anticipata (in assenza di ultimazione e di pagamento) dovrebbe essere, a rigor di legge, irrilevante; si tenga però presente che, secondo l'agenzia delle entrate, l'emissione della fattura può essere assunta quale indice dell'ultimazione della prestazione (circolare n. 16/2013).

È opportuno ribadire che i criteri speciali del sesto comma dell'art. 6 si applicano soltanto alle prestazioni generiche scambiate con soggetti esteri. Al di fuori di questa ipotesi, pertanto, ossia nel caso di servizi «specifici», oppure di servizi generici scambiati fra soggetti nazionali, valgono i criteri comuni del terzo e quarto comma dell'art. 6.

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