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Niente condono a chi fa causa per i benefici fiscali

del 03/10/2013
di: Dario Ferrara
Niente condono a chi fa causa per i benefici fiscali
Il condono è ormai nell'aria e il contribuente approfitta per impugnare gli avvisi di accertamento notificatigli anni prima: poi chiede subito la definizione delle liti pendenti ex articolo 16 della legge 289/02, ma il fisco dice no. E ha ragione: il colpo di spugna dietro il pagamento di una somma modesta si giustifica se la lite appare incerta e anche l'amministrazione ha interesse a chiuderla. Costituisce invece un abuso del processo la condotta del contribuente che utilizza il ricorso alla giustizia soltanto per creare il presupposto per fruire dal beneficio previsto dal legislatore. È quanto emerge dalla sentenza 22502/13, pubblicata il 2 ottobre dalla sezione tributaria della Cassazione.

Accolto il ricorso delle amministrazioni finanziarie: la Suprema corte cambia rotta aderendo a un isolato orientamento giurisprudenziale e decide nel merito rigettando il ricorso introduttivo del contribuente. Stavolta il collegio sceglie di discostarsi dell'indirizzo interpretativo prevalente secondo cui il concetto di «lite pendente» va interpretato in modo formale per cui anche se il ricorso è per esempio inammissibile per un vizio di forma può avvenire ugualmente la definizione della controversia offerta dalla legislazione che ha introdotto il condono. Il principio, osservano oggi gli «ermellini», è condivisibile in via di principio ma merita di essere temperato per evitare abusi.

Rientra proprio fra i casi abnormi la vicenda di specie, in cui il contribuente impugna gli avvisi di accertamento notificatigli il 12 dicembre 1997 giusto cinque anni dopo, il 24 dicembre 2002, quando è nell'aria il condono della Finanziaria 2003, che infatti entrerà in vigore soltanto tre giorni dopo. Il pagamento di una somma inferiore ai tributi dovuti deve avere come contropartita l'eliminazione di un contenzioso di cui può giovarsi anche il fisco, per il margine d'incertezza che comunque può sussistere. Ma qui l'impugnazione è tardiva e soprattutto strumentale, la lite risulta creata ad arte: lo strumento processuale, insomma, viene utilizzato per finalità che vanno oltre quelle per le quali sono apprestate dall'ordinamento giudiziario. Al contribuente «furbetto» non resta che pagare le spese di giudizio. E le imposte.

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