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Conti esteri con nomi di fantasia

del 03/10/2013
di: Debora Alberici
Conti esteri con nomi di fantasia
Il possesso di estratti di conti esteri intestati a nomi di fantasia non legittima l'accertamento fiscale a carico del detentore perché non è prova sufficiente a dimostrare disponibilità economiche nel paradiso fiscale. Fra l'altro, è del tutto irrilevante che il contribuente si rifiuti di dare qualunque spiegazioni. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 22508 del 2 ottobre 2013, ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. La sezione tributaria ha quindi confermato il verdetto della Ctr di Milano che, ribaltando la decisione di primo grado, ha accolto i motivi presentati dai legali di una donna sorpresa all'aeroporto dalla Guardia di finanza con estratti conto bancari di conti esteri, intestati a nomi di fantasia. Questo perché, spiega il Collegio di legittimità, la sentenza impugnata dal fisco ha ritenuto, con accertamento di fatto insindacabile in questa sede, che la mera detenzione di estratti conto intestati ad altri soggetti, seppure con nomi di fantasia, non consentisse di ricondurre, in mancanza di altri elementi, alla detentrice dei documenti la titolarità dei conti correnti bancari. I giudici di appello hanno, altresì, accertato che non vi era «diversa documentazione» dalla quale emergessero in capo all'appellante disponibilità finanziarie all'estero. Non solo. Ad avviso della Cassazione non è rilevante la mancata giustificazione del possesso dei documenti e l'atteggiamento del tutto non collaborativo tenuto dalla contribuente paiono costituire, per la loro assoluta neutralità, fatto decisivo che, ove valutato, avrebbe necessariamente comportato una diversa soluzione della controversia. Fra l'altro per la Cassazione non c'è stato alcun ribaltamento dell'onere della prova: non sussiste, si legge in sentenza, «violazione di laddove la sentenza non ha sovvertito il regolamento dell'onere probatorio come stabilito dalle norme invocate ma ha escluso, a priori, che fossero stati forniti dall'ufficio elementi idonei a fondare la presunzione e, quindi, a determinare a carico della contribuente l'inversione dell'onere della prova». Di diverso avviso la procura generale di Piazza Cavour che, in udienza, aveva chiesto di accogliere il ricorso dell'amministrazione.

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