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Stalking, querela non sarà ritirabile

del 03/10/2013
di: di Simona D'Alessio
Stalking, querela non sarà ritirabile
Querela per i casi di stalking «irretrattabile» (presentata, non può più essere ritirata), laddove la donna riceva minacce «gravi e reiterate». E sì alla concessione del permesso di soggiorno agli stranieri vittime di abusi domestici, mentre per chi è stato allontanato dalla dimora familiare, perché responsabile di maltrattamenti, il giudice può disporre l'uso del «braccialetto elettronico» per controllarne gli spostamenti. Concluse ieri le votazioni nelle commissioni affari costituzionali e giustizia, approda oggi in aula, a Montecitorio, il decreto 93/2013 (Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province), contenente misure per combattere il «femminicidio», allontanando, riferisce a ItaliaOggi Francesco Paolo Sisto (Pdl), relatore del testo insieme a Donatella Ferranti del Pd, «il sospetto che, in un momento di turbolenze per la maggioranza, si licenziasse una legge bandiera». Le norme, prosegue, «sono molto serie, sia di carattere preventivo, sia di tipo repressivo, ma non si arriva ad abbracciare la logica degli incrementi di pena tout court. In particolare, siamo riusciti a modulare la questione della procedibilità-querela per episodi di persecuzioni insistenti», ovvero il reato di stalking, visto che «la proposta del governo era di rendere procedibili tali eventi d'ufficio», mentre i deputati hanno approvato «una versione che mantiene la procedibilità-querela irretrattabile quando si abbia a che fare con minacce gravi e continuate». È, va avanti il presidente della I commissione, «un buon equilibrio, prodotto di un intervento tutt'altro che marginale sul decreto dell'esecutivo. A mio parere, per esempio, andrebbero rimeditate le norme sull'impiego di mezzi elettronici» per garantire l'incolumità delle vittime di molestie, così come «l'estensione per lo stesso reato dell'uso di intercettazioni telefoniche».

Soddisfatto si dichiara Walter Verini, capogruppo democratico in commissione giustizia, soprattutto dell'art. 5 «colonna portante del provvedimento», nel quale si punta a prevenire i fatti delittuosi e le violenze anche mediante la corretta educazione nelle scuole, «per cui sono stati trovati 20 milioni di euro», mentre la dotazione iniziale di risorse della prima stesura era «ben più debole. Si tratta di una tappa importante, giacché simili comportamenti ritengo siano, purtroppo, derivazione di una società prevalentemente maschilista, in cui l'uomo si considera ancora una sorta di padre-padrone nei confronti della compagna». Positivo, inoltre, il «riconoscimento del ruolo fondamentale dei centri antiviolenza», sancito dal via libera a vari emendamenti. Ferranti aggiunge che si è scelto di colpire con «aggravanti di tipo generale i reati di violenza commessi non solo ai danni, ma anche in presenza di un minore» e che si è attuata una parte della Convenzione di Istanbul (recentemente recepita dal nostro paese), stabilendo «l'allontanamento dalla casa familiare come misura cautelare d'urgenza» per quei «reati sentinella», ovvero percosse, lesioni o stalking, ritenuti rilevatori di condizioni di violenza domestica.

Polemiche, infine, sull'art. 4, che prevede la concessione del permesso di soggiorno per gli stranieri che denunciano abusi in famiglia: Sisto ricorda che «si rimette tutto al controllo del giudice», però Nicola Molteni (Lega) annuncia la contrarietà del suo gruppo verso «una sanatoria mascherata, ennesimo regalo agli immigrati irregolari». Il voto in assemblea si concluderà entro domani, visto che il testo deve passare al senato ed essere convertito entro il 15 ottobre.

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