Consulenza o Preventivo Gratuito

Compensi degli avvocati a dieta

del 03/10/2013
di: di Benedetta Pacelli
Compensi degli avvocati a dieta
Il ministro della giustizia mette a dieta i compensi degli avvocati. Seconda la bozza di regolamento sui parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense inviata due giorni fa dal ministro della giustizia Annamaria Cancellieri al Consiglio di stato, infatti, gli avvocati in caso di liquidazione giudiziali non solo avranno a disposizione meno voci rispetto alla proposta elaborata dal Consiglio nazionale forense in base alla delega conferita dalla riforma (legge n. 247/2012), ma vedranno ridursi anche il rispettivo compenso. Secondo una versione di regolamento del Cnf rivista dalla Giustizia prima di inviarla al Cds e circolata ieri, dalle 40 tabelle parametriche, 39 per il civile e 1 per il penale, si passerà infatti a 26, mentre delle varie fasi della controversia (si vadano tabelle in pagina), da quella di studio a quella di giudizio fino all'istruttoria e alla fase finale, è stata eliminata quella che a parere della Giustizia appariva una duplicazione, cioè il «compenso per la prestazione postdecisione». Conservato quindi il meccanismo diviso in fasi e in scaglioni ma, come già anticipato di ItaliaOggi del 27/08/13, ai piani alti di Via Arenula si è provveduto a sfrondare il testo di tutte quelle voci che potevano risultare un doppione. E poi a diminuire i compensi: per un giudizio ordinario innanzi al tribunale, infatti, secondo la prima bozza elaborata dal Cnf si partiva dai 190 euro per la fase di studio di una causa (del valore massimo di 1.100 euro) ai 5 mila euro (per la stessa attività prestata però per una causa dal valore compreso fra i 260 e i 520 mila euro). Nella nuova versione, invece, sempre nella stessa forbice di valore dell'opera, si parte dai 125 euro e si arriva fino a 3.375 euro. E ancora, per una causa di lavoro (nella prima versione definita giudizi) per la fase istruttoria ora si partirà dai 120 euro (prima 180) per una causa del valore massimo di 1.100 euro, mentre si arriverà a 3.450 (prima 5.110) per una causa dal valore compreso fra i 260 e i 520 mila euro. Per il giudice, che comunque potrà discostarsi dai valori tabellari, in mancanza di accordo tra legale e cliente saranno determinanti le caratteristiche, l'urgenza e il pregio dell'attività prestata dal professionista. Nel far ciò valuterà la particolare o straordinaria importanza della causa ma anche l'impegno profuso dal professionista (per esempio la corrispondenza con il cliente, il numero di questioni affrontate o anche l'incertezza giurisprudenziale nella materia). Dopo un anno di dibattito (la versione proposta dall'ex ministro Severino non fu mai gradita all'avvocatura) quindi l'atteso decreto si avvia al traguardo. Resta comunque da attendere le eventuali osservazioni del Consiglio di stato e poi del parlamento che dovrà esprimere parere attraverso le commissioni di camera e senato.
vota