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Imu, i rimborsi prendono forma

del 02/10/2013
di: di Matteo Barbero
Imu, i rimborsi prendono forma
Sono in arrivo i rimborsi ai comuni per il minor gettito dell'Imu. Lo ha reso noto ieri il ministero dell'interno, con un comunicato che ha anticipato, in attesa della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, i contenuti del decreto di riparto firmato mercoledì scorso dal titolare del Viminale, Angelino Alfano, durante la seduta della Conferenza stato, città e autonomie locali che ha sancito il via libera dei sindaci al provvedimento (si veda ItaliaOggi del 26 settembre). Nei giorni successivi, è stato acquisito anche il placet del ministro dell'economia, Fabrizio Saccomanni.

Nelle casse comunali entreranno subito 2.302.340.486,20 euro, a fronte dei 2.327.340.486,20 stanziati dall'art. 3 del dl 102/2013. La differenza (25 milioni) è stata temporaneamente accantonata per far fronte alle eventuali esigenze di rettifica del (mancato) gettito rispetto alle stime pubblicate nel maggio 2013. I conguagli saranno disposti con un successivo decreto, sempre da adottare sentita la Conferenza stato-città, entro il 31 ottobre.

Le somme assegnate servono a coprire il mancato incasso dell'acconto di giugno su abitazioni principali non di lusso, case popolari, terreni agricoli e fabbricati rurali, oltre alle ulteriori perdite di gettito derivanti dalle novità introdotte dall'art. 2 del dl 102 relativamente a immobili-merce, immobili di Iacp e cooperative edilizie a proprietà indivisa e abitazioni appartenenti al personale di forze armate, polizia e vigili del fuoco.

La relazione tecnica al dl 102 ha quantificato in 2.442,1 milioni di euro l'onere complessivo per i rimborsi. Il decreto, peraltro, ripartisce solo le somme destinate ai comuni delle regioni a statuto ordinario. Per quelli delle regioni speciali, come chiarito dalla stessa relazione, il rimborso verrà erogato attraverso un minore accantonamento sulle somme dovute a titolo di compartecipazione ai tributi erariali.

A livello di singoli enti, le cifre più consistenti sono quelle assegnate a Roma (oltre 290 milioni), Torino (circa 85 milioni) e Milano (73,7 milioni). Il confronto fra il capoluogo piemontese e quello lombardo è significativo perché evidenzia il legame fra l'entità del rimborso e le diverse scelte di politica fiscale compiute dai sindaci: sotto la Mole, l'Imu è stata aumentata già nel 2012 e quindi il trasferimento è più consistente di quello assegnato all'amministrazione guidata da Giuliano Pisapia, che viceversa ha deciso di agire al rialzo solo quest'anno.

Le stime utilizzate per il riparto, infatti, sono state effettuate in base ai versamenti 2012 e non tengono quindi conto degli aumenti eventualmente deliberati nel 2013. La copertura del cosiddetto sforzo fiscale era una delle richieste forti dei sindaci al governo (solo a Milano, in ballo ci sono circa 50 milioni), ma la crisi politica in atto rende ancora più incerto l'esito della partita, legata a doppio filo ai destini del saldo di dicembre.

Nei giorni scorsi, intanto, si è messa in moto anche la macchina per il rimborso degli interessi che i comuni hanno dovuto pagare sulle anticipazioni di tesoreria attivate per tamponare il mancato incasso di giugno.

Le richieste devono essere trasmesse al ministero dell'interno entro il 30 ottobre esclusivamente in via telematica, utilizzando il modello reso disponibile sul sito della direzione centrale della finanza locale. Le modalità operative sono dettagliate nella circolare F.L. 12/2013 che, fra l'altro, ha chiarito che possono fare domanda anche i comuni che non hanno superato il tetto massimo di 5/12 delle entrate del penultimo bilancio precedente.

Saranno coperti gli interessi pagati dal 16 giugno al 30 settembre, fino a concorrenza del massimale fissato, a livello complessivo (18,2 milioni) e per ciascun comune, dall'allegato A del dl 54/2013. È interessante notare come le stime utilizzate ai fini della quantificazione degli interessi differiscano, a volte in misure non trascurabile, da quelle utilizzate per i rimborsi definitivi (si veda la tabella). Il che conferma la difficile intelligibilità dei dati utilizzati dal Mef.

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