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Il paradosso è che possano aumentare i prezzi

del 02/10/2013
di: Roberto Rosati
Il paradosso è che possano aumentare i prezzi
L'aumento dell'aliquota Iva ordinaria dal 21 al 22 per cento non dovrebbe avere nessun effetto sui prezzi dei molti beni e servizi che sono sottoposti alle aliquote ridotte del 4 e del 10 per cento. Questo perché, per le imprese, l'imposta non è un costo, ma è neutra: quella addebitata dai fornitori, infatti, viene scaricata (o detratta, per usare il termine tecnico), per cui, se si eccettuano gli effetti finanziari, comunque modesti per le piccole imprese, non ha alcuna rilevanza il fatto che l'aliquota sia del 21 o del 22 per cento. Pertanto, se i tutti protagonisti della filiera opereranno correttamente, non c'è nessun motivo perché debba aumentare il prezzo dei beni e servizi soggetti ad aliquota agevolata. Tanto per fare un esempio, la maggiore Iva di un punto che il titolare del bar paga al fornitore del caffè o del vino rappresenta un credito che l'esercente ha verso l'erario, quindi non vi è ragione per aumentare il prezzo della tazzina o del calice somministrato ai clienti, sul quale continua a gravare l'Iva del 10%. Paradossalmente, ci si può, invece, aspettare un aumento dei prezzi dei servizi esenti dall'Iva (banche, poste, assicurazioni, case di cura, affitti di abitazioni, taxi, ecc.). Questo perché, a causa di una anomalia del sistema dell'Iva (così l'ha definita un avvocato generale della Corte di giustizia), il prestatore di servizi esenti non ha diritto di detrarre l'Iva pagata ai fornitori. L'imposta, in tal caso, costituisce quindi un costo per l'operatore e l'aumento dell'aliquota un maggior costo che potrebbe scaricarsi sul consumatore.

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