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Redditometro ko, un'altra batosta

del 28/09/2013
di: di Valerio Stroppa
Redditometro ko, un'altra batosta
Nuovo redditometro al tappeto. Il dm attuativo dell'accertamento sintetico «non solo è illegittimo, ma radicalmente nullo, per carenza di potere, ai sensi dell'articolo 21-septies della legge 241/1990». Ad affermarlo è il tribunale di Napoli (sezione di Pozzuoli) con la sentenza n. 10508/2013, depositata il 24 settembre. Il giudice monocratico ha accolto il ricorso preventivo di un contribuente contro l'Agenzia delle entrate. Quest'ultima, infatti, si è vista ordinare la sospensione di ogni attività ispettiva nei confronti del soggetto e la distruzione delle informazioni eventualmente già raccolte. Le argomentazioni della decisione smontano, di fatto, il dm 24 dicembre 2012 su tutta la linea, allineandosi a quanto già deciso da un giudice della medesima sezione, in sede cautelare, a inizio anno (si veda ItaliaOggi del 23 febbraio 2013). In primo luogo viene riconosciuta la giurisdizione del tribunale ordinario, poiché c'è in ballo il diritto soggettivo alla riservatezza, il tutto, anche se non è ancora stato effettuato alcun accertamento sintetico. «Attendere l'emanazione dell'atto tributario», ha spiegato il tribunale, «significherebbe attendere proprio il verificarsi della lesione della riservatezza, cioè proprio ciò che il codice della privacy vuole evitare». Diversi i motivi di diritto che hanno condotto il magistrato a individuare la nullità del decreto attuativo. In primo luogo l'utilizzo di qualsiasi spesa sostenuta dal contribuente, anche diversa da quelle indicate nella tabella A del dm. Una circostanza che «priva del diritto ad avere una vita privata (…) senza dover subire intrusioni anche su aspetti delicatissimi della vita privata quali quelli relativi alla spesa farmaceutica, al mantenimento e all'educazione della prole e alla propria vita sessuale». Nel mirino, poi, anche l'utilizzo delle spese medie del programma statistico nazionale, perché «l'attività dell'Istat», ha osservato il giudice, «non ha nulla a che vedere con la specificità della materia tributaria». Bocciata poi la classificazione dei contribuenti. L'art. 38 del dpr 600/1973 parla, infatti, di singoli soggetti, mentre il dm «del tutto autonomamente opera una differenziazione di tipologie familiari». Il giudice inibisce, quindi, alle Entrate di procedere alle attività accertative che il citato dm consente nei confronti del ricorrente.

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