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Più semplice la vendita di beni pubblici. E non solo

del 28/09/2013
di: Luigi Chiarello
Più semplice la vendita di beni pubblici. E non solo
Meno scartoffie per vendere beni dello stato. Più libertà ai comuni nel riuso dell'edilizia pubblica. E allargamento del parco beni vendibili anche a quelli in concessione e agli immobili non pubblici, di proprietà di partecipate da enti pubblici. Di più. Nelle operazioni di vendita le p.a. non avranno più l'obbligo di presentare né l'attestazione di prestazione energetica né le dichiarazioni di conformità catastale. Mentre saranno trasferiti in capo ai comuni tutti gli alloggi di edilizia residenziale pubblica (costruiti prima e dopo la legge 311/2004) e gli alloggi costruiti per i profughi. Queste misure, rilevanti dal punto di vista della gestione e delle operazioni di alienazione del patrimonio immobiliare dello stato, sono contenute nella bozza di decreto legge sul blocco dell'Iva, al vaglio del consiglio dei ministri. Ma andiamo con ordine.

Valorizzazione patrimonio immobiliare. La disposizione allo studio dell'esecutivo ha l'obiettivo dichiarato di «consentire ai comuni di avere piena contezza della consistenza del predetto patrimonio alloggiativo». Per consentire agli stessi una programmazione più efficiente per eventuali riusi del patrimonio medesimo. In pratica si completa l'operazione di trasferimento in capo agli enti locali della titolarità degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e di quelli costruiti per i profughi. E lo si fa rimuovendo l'ostacolo della preventiva pubblicazione di un bando locativo da parte degli stessi comuni; così da consentire l'adeguamento degli immobili prima che gli stessi siano assegnati con bando. Agli enti locali però toccherà l'onere dell'accertamento delle difformità catastali. Come già avviene per le difformità urbanistico-edilizie.

Alienazione immobili pubblici. La disposizione contenuta nella bozza di decreto estende il ventaglio degli esoneri previsti dall'art. 3 del dl n. 351/2001 nella presentazione di documenti e attestazioni per le operazioni di dismissione di beni pubblici. In particolare, scompare l'obbligo di presentare:

- l'attestazione di prestazione energetica (ex art. 6 del dlgs 192/2005 n. 192)

- e le dichiarazioni di conformità catastale (ex art. 19 commi 14 e 15 del decreto legge 78/2010 n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 122/2010).

Accesso al Fondo dei fondi. Una terza misura, prevista dalla bozza di dl, consente di utilizzare i finanziamenti relativi al cosiddetto Fondo dei fondi anche per sostenere fondi wimmobiliari che prevedano la presenza, in tutto o in parte, di immobili di proprietà statale. O di società interamente controllate dallo stato. Il fondo dei fondi è gestito dalla Sgr Invimit, a totale partecipazione del ministero dell'economia.

Beni non pubblici e in concessione. Questo dicastero infatti a oggi può promuovere la costituzione di società o fondi immobiliari per la valorizzazione, trasformazione, gestione e alienazione di beni immobili pubblici. In base alla bozza di decreto, questi immobili potranno anche non essere pubblici, ma «demaniali oggetto di concessioni, diritti reali di godimento, (...) ovvero di società interamente partecipate» dai soggetti pubblici. In pratica, con la nuova disposizione, il governo va a modificare il regime già esistente di alienazione di immobili pubblici, introdotto dagli articoli 33 e 33-bis della legge 111/2011 (di conversione del decreto legge 98/2011). E lo fa eliminando la prevista qualifica di «pubblico» al patrimonio immobiliare alienabile. Estendendo di fatto la campagna di dismissioni a una più ampia pluralità di beni e coinvolgendo, in tali operazioni, anche le partecipate da enti pubblici.

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