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Lo stop al rincaro Iva costa caro

del 28/09/2013
di: di Valerio Stroppa
Lo stop al rincaro Iva costa caro
L'aumento dell'Iva guadagna tre mesi. Il rincaro dell'aliquota ordinaria dal 21 al 22%, previsto per il 1° ottobre 2013, slitta al 1° gennaio 2014. Ma a pagare nel frattempo saranno i contribuenti. In primo luogo perché da subito le accise sui carburanti cresceranno di 2 centesimi al litro. E poi perché a novembre i soggetti Ires dovranno versare un acconto più salato: il 103% di quanto pagato per il 2012, anche ai fini Irap (peraltro l'importo era già stato elevato dal 100% al 101% dal dl n. 76/2013). È quanto prevede la bozza di decreto-legge sull'Iva esaminato ieri sera dal consiglio dei ministri.

Secondo le stime governative la proroga dell'aumento Iva costerà all'erario un miliardo e 59 milioni di euro. Entro la fine del 2013, inoltre, con provvedimenti legislativi dovranno essere rimodulate le aliquote ridotte dell'Iva (attualmente pari al 4% e al 10%), definendo altresì i beni che potranno godere a partire dal 2014 dell'imposta agevolata. Sempre in materia di Iva, la bozza di dl riduce di 0,67 punti percentuali l'accisa sui tabacchi lavorati, legando l'effetto dell'intervento al momento in cui aumenterà l'imposta. Ciò, spiega la relazione illustrativa, servirà per evitare un generalizzato aumento dei prezzi delle sigarette, che avrebbe un effetto altamente recessivo in un mercato che sta già accusando una flessione (-7% nei primi otto mesi del 2013). Per quanto riguarda il fumo, quindi, il rincaro dell'Iva sarà neutralizzato da un ribasso delle accise: per il consumatore non dovrebbe cambiare nulla, l'aggio del rivenditore resterà invariato e i produttori non saranno costretti ad aumentare i prezzi per garantire i propri margini.

Se fin qui ci sono le buone notizie, il provvedimento reca anche due ministangate per i contribuenti. A partire dalle società di capitali. I soggetti Ires, infatti, a novembre dovranno versare un acconto d'imposta del 103%, a fronte del 101% attualmente previsto. La modifica si riverbera pure ai fini dell'Irap, che ai sensi dell'articolo 30 del dlgs n. 446/1997 segue le stesse regole delle imposte sui redditi. La disposizione si applica per il solo 2013. La relazione illustrativa, basata sui versamenti da F24 relativi allo scorso anno, quantifica un maggior gettito pari a 534,4 milioni di euro per quanto riguarda l'Ires e a 28,4 milioni per le addizionali. Altri 327,2 milioni di euro affluiranno nelle casse pubbliche dai maggiori acconti Irap, portando il totale del «prestito» a 890 milioni. La norma non costituisce infatti un aggravio fiscale per i contribuenti, in quanto i maggiori acconti comporteranno un minore esborso in sede di saldo.

Tuttavia, specie in un momento di crisi, gli effetti finanziari rischiano di essere in alcuni casi pesanti. «È vero che si tratterebbe di un'anticipazione e non di un aumento delle tasse», dichiara Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, «tuttavia, in una fase economica così difficile e di scarsa liquidità chiedere un ulteriore sforzo alle imprese sarebbe eccessivo».

L'altra brutta notizia per i contribuenti è data dal rialzo delle accise sui carburanti. Fino alla fine dell'anno benzina e diesel costeranno 2 centesimi in più al litro. Per tutto il 2014 e fino al 15 febbraio 2015, poi, scatterà un ulteriore aumento di 2,5 centesimi. A tale scopo entro il 31 dicembre sarà emanato il provvedimento attuativo dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli.

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