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Incentivi in stile lotteria

del 27/09/2013
di: di Giovanni Cruciani
Incentivi in stile lotteria
Ma sono veramente fruibili gli incentivi per il lavoro e l'occupazione? È questo l'interrogativo che intendiamo porci esaminando la situazione da un punto di vista oggettivo.

Di recente, con la legge n. 92/2012, sono state riorganizzate le condizioni per poter accedere alle agevolazioni contributive.

La prospettiva di crescita dell'occupazione, favorendo l'instaurazione di rapporti di lavoro più stabili, passa secondo le intenzioni del legislatore, anche attraverso un sistema di agevolazioni contributive più controllate. Certamente è opportuno che le poche risorse a disposizione vadano alle imprese virtuose che creano occupazione e questo dovrà essere anche per il futuro una condizione imprescindibile ma nello stesso tempo le promesse agevolazioni devono essere concretamente accessibili.

Le condizioni dettate e da rispettare sono diverse: l'assunzione effettuata non deve derivare da un obbligo di legge, devono essere rispettati i criteri di precedenza, l'azienda non deve essere in crisi o avere una riorganizzazione in atto, non deve aver attivato gli ammortizzatori sociali ordinari o in deroga, non devono essere stati effettuati nei sei mesi precedenti licenziamenti a meno che le nuove assunzioni non siano effettuate per mansioni diverse, devono essere rispettate le norme in materia di sicurezza del lavoro, l'azienda deve essere in regola con il Durc, deve aver reso l'autocertificazione alla Dtl, la denuncia mensile Inps deve essere stata effettuata nei termini, non devono sussistere assetti proprietari coincidenti solo per elencare i principali paletti.

In particolare questo ultimo principio un tempo limitato alle assunzioni effettuate con le agevolazioni previste per i lavoratori in mobilità, legge 223/91, ora dopo la riforma del lavoro si riferisce a tutti i casi in cui i lavoratori licenziati nei sei mesi precedenti, da un datore di lavoro che presenta al momento del licenziamento assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli del datore di lavoro che procede alla nuova assunzione ovvero risulta con il nuovo datore di lavoro in rapporto di collegamento o di controllo societario e quindi anche alle agevolazioni contributive previste dall'art. 8, comma IX della legge 407/90.

Ma potrebbe ancora non bastare poiché in molti casi viene richiesto che siano rispettati i contratti collettivi. Corretto, ma occorre intenderci se tale rispetto debba essere limitato alla parte normativa o anche alla parte obbligatoria perché anche questo non è per nulla scontato.

A ciò si aggiungano anche tutte le condizioni particolari previste dal tipo di agevolazione prescelta tipo l'aumento del livello di occupazione rispetto all'organico medio o da rilevare ad una certa data o il fatto che l'assunzione debba essere effettuata a tempo indeterminato, o anche con orario ridotto ma non sotto una certa soglia e così via.

Tutto ciò forma una giungla di condizioni dove non solo è difficoltoso muoversi ma soprattutto la possibilità che si verifichi la combinazione vincente che da diritto alla agevolazione contributiva, non è assolutamente scontata, anzi può essere paragonabile alla vincita della lotteria.

Questo non è certo quello di cui hanno bisogno le aziende per trasformare la rassegnazione in cui molti imprenditori si trovano in quell'ottimismo in grado di invertire una tendenza negativa; infatti la richiesta che i professionisti ricevono più spesso in questo momento è quella di poter beneficiare di sgravi contributivi e fiscali che è direttamente proporzionale alla pubblicità mediatica che viene data a queste misure di sostegno al lavoro e all'occupazione.

Ed è difficile per gli operatori del diritto spiegare le motivazioni per le quali non si può accedere ai benefici e molto di più convincere il cliente degli impedimenti esistenti perché è molto facile che le imprese si trovino in una delle condizioni ostative. Una volta verificate le condizioni necessarie per le agevolazioni spesso occorre predisporre una domanda telematica che costituisce un ulteriore sbarramento perché attraverso tali procedure informatiche ci si mette letteralmente in coda prenotando il beneficio e si attende una risposta sulla dotazione dei fondi che ne autorizzeranno l'utilizzo.

Succede purtroppo che in assenza della dotazione non si riesca a perfezionare la pratica, mentre alle imprese servono certezze e non è possibile promettere un beneficio che poi non riusciranno ad ottenere. Dal punto di vista professionale anche questo è un problema da gestire.

Certamente i limiti di spesa con questo sistema sono posti sotto controllo ma così facendo non tutti coloro che pur rispettano i requisiti riescono ad accedervi, perché vale la legge del più veloce o del più fortunato premiando solo alcune aziende e non tutte quelle in possesso dei requisiti.

Tutto ciò rischia anche di scoraggiare quella parte di imprenditoria che rinuncia in partenza ad ottenere ciò che di diritto spetterebbe loro.

Si chiede più certezza del diritto anche in considerazioni che norme esistenti e perfettamente valide ancora attendono un'interpretazione autentica in grado di sbloccare situazioni di incertezza.

Con questo si vuole far riferimento all'atteso chiarimento che definisca una volta per tutte la sorte delle agevolazioni contributive richieste dalle aziende che avevano assunto lavoratori iscritti nelle liste di mobilità e licenziati da aziende con meno di 15 dipendenti. Come è noto dal 1° gennaio 2013 tale tipo di agevolazione non esiste più, abrogata dalla legge 92/2012, ma si attende di sapere la sorte delle agevolazioni richieste per tutte le assunzioni effettuate prima dell'abrogazione della norma.

L'Inps ha ideato un sistema, con la segnalazione di un errore non bloccante, in modo che rimanga traccia nella denuncia mensile Uniemens di tutti i casi dubbi in modo tale che a seconda del chiarimento sarà in grado di individuare il tipo di agevolazione richiesta e domandarla indietro; sarebbe il colmo che le aziende dovessero restituire le agevolazioni per le assunzioni effettuate prima dell'abrogazione della norma anche se queste producono i loro effetti anche oggi che la agevolazione in parola non esiste più. Ed è su questo punto che si richiede un chiarimento urgente.

Questo non è l'unico dubbio che oggi è ancora aperto perché ve n'è un altro se possibile ancora più critico per le conseguenze che può portare.

La legge 92/2012 all'articolo 4 comma 33 ha abrogato la lettera a) dell'articolo 4 del dlgs 181/2000 che prevedeva la conservazione dello stato di disoccupazione a seguito di svolgimento di attività lavorativa tale da assicurare un reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione.

Tale modifica che non poteva ripristinare la situazione previgente ha creato per qualche mese un vuoto legislativo fino a che il decreto Lavoro, 76/2013, recentemente approvato e trasformato in legge non ha provveduto a sanare la situazione abrogando l'abrogazione e ripristinando i limiti di reddito come era in precedenza.

Rimane vivo un interrogativo per il periodo del vuoto legislativo su come potranno i centri per l'impiego risolvere le problematiche concrete e semmai resta da capire che fine faranno le eventuali agevolazioni contributive richieste con la documentazione in possesso alle aziende se poi all'esito dei controlli dovesse risultare una situazione diversa.

La circolare Inps n. 137 del 12 dicembre 2012 aveva già risolto tutto per l'ente di previdenza ma non per le aziende poiché letteralmente diceva che al fine di verificare la spettanza degli incentivi connessi allo stato e alla durata della disoccupazione le sedi daranno fede agli accertamenti dei Centri per l'impiego cui è attribuita la competenza in materia di disoccupazione lasciando chiaramente intendere che i benefici contributivi sono connessi e conseguenti all'esito di tali accertamenti.

Le aziende non hanno a disposizione i mezzi necessari per le verifiche preventive che hanno solo gli uffici e solo in via successiva potrebbero vedersi negati quei benefici su cui sicuramente contavano e che saranno stati sicuramente considerati al momento della preparazione dei budget.

Anche in questo caso se non dopo le verifiche nulla è certo e con queste condizioni è difficile lavorare non solo per le imprese ma anche per i professionisti che le assistono.

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