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Sì al regime Iva speciale esteso

del 27/09/2013
di: Franco Ricca
Sì al regime Iva speciale esteso
L'estensione del regime speciale Iva delle agenzie di viaggio alle operazioni effettuate nei confronti di soggetti diversi dal viaggiatore (per esempio, l'impresa committente), prevista dalla legge italiana, non viola la normativa dell'Ue. Lo ha stabilito la Corte di giustizia con la sentenza 26 settembre 2013, C-236/11, respingendo il ricorso che la Commissione europea aveva presentato contro l'Italia (e altri sette paesi), la cui normativa Iva sulle agenzie di viaggio, adottando l'approccio del «cliente», non limita l'applicazione del regime speciale del margine alle operazioni rese al «viaggiatore», termine adottato dalla versione italiana (e da altre versioni) della direttiva 2006/112/Ce.

Il ricorso della Commissione si basava principalmente sull'interpretazione letterale delle versioni della direttiva che utilizzano sistematicamente il termine «viaggiatore»; in questa prospettiva, essa sosteneva che l'uso, in una occasione, del termine «cliente» nella versione inglese fosse un errore.

La Corte ha respinto questo argomento, affermando che, se di errore si fosse trattato, non sono mancate le occasioni per correggerlo. Inoltre, il termine «cliente» figura in numerose altre versioni linguistiche, anche se a volte non in maniera sistematica. Pertanto l'interpretazione puramente letterale non può essere accolta, ma occorre vagliare il sistema e le finalità della normativa di riferimento. Il contrasto delle varie versioni non fornisce ancoraggio a una lettura sistematica, mentre per quanto riguarda le finalità la Corte ricorda di avere più volte chiarito che i servizi forniti dalle agenzie di viaggio e dagli organizzatori di giri turistici sono caratterizzati dal fatto di essere composti da più prestazioni, in particolare di trasporto e di alloggio, che vengono eseguite sia all'interno sia all'esterno del territorio dello stato membro in cui è stabilita l'impresa. In tal caso, l'applicazione delle norme di diritto comune sarebbe ostacolata da difficoltà pratiche per le imprese interessate. Il regime speciale, pertanto, mira a semplificare le regole relative all'Iva per le agenzie di viaggio e a ripartire il gettito in maniera equilibrata tra gli stati membri, garantendo, da un lato, l'attribuzione del gettito relativo a ciascun servizio individuale allo stato membro in cui si verifica il consumo finale del servizio e, dall'altro, l'attribuzione del gettito sul margine dell'agenzia di viaggio allo stato membro in cui quest'ultima è stabilita. L'impostazione del regime speciale basata sul «cliente» anziché sul viaggiatore, quindi, è più idonea a conseguire entrambi gli obiettivi, poiché consente alle agenzie di viaggio di fruire di regole semplificate a prescindere dal tipo di clienti cui forniscono le loro prestazioni e favorisce un'equilibrata ripartizione del gettito.

Non vale a rimettere in discussione questa soluzione il fatto che il regime speciale, costituendo un'eccezione, è soggetto a interpretazione restrittiva, perché occorre comunque assicurare l'effetto utile delle disposizioni. In conclusione, la Corte ha dichiarato infondato il ricorso della Commissione.

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