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Mal di testa da spesometro

del 27/09/2013
di: di Daniele Menciassi
Mal di testa da spesometro
Alcuni dati del modello del nuovo spesometro e delle relative specifiche tecniche sono errati e talvolta in contraddizione. Questo è quello che emerge dal provvedimento n. 94908 del 2/8/2013 dell'Agenzia delle entrate, che in questi giorni gli studi stanno esaminando cercando di impostare il lavoro in vista della ormai prossima scadenza del 12-21 novembre (invio dei dati relativi al 2012). Una prima osservazione che emerge in generale è che il provvedimento (forse licenziato in fretta, alle porte delle ferie…) dice delle cose, il modello ne richiede altre anche in più, e le specifiche tecniche ulteriori e con dettagli da considerare attentamente, per cui per avere una visione completa dei dati richiesti occorre mettere accanto i tre documenti (provvedimento, modello, specifiche) e farne una specie di summa, in quanto non sono solo l'uno l'applicazione e spiegazione dell'altro.

A quasi due mesi dall'emanazione del provvedimento, poi, non è ancora uscita la necessaria circolare esplicativa, per cui si capisce bene come le software houses siano in ritardo nel rilascio di versioni attendibili dei programmi, sui quali cominciare a lavorare.

Vediamo alcune particolarità con riferimento allo spesometro-base, cioè quello sostitutivo dell'elenco clienti-fornitori nudo e crudo, lasciando perdere gli ulteriori usi (black list, acquisti da San Marino ecc.).

Gli aggregati con e senza fattura. Per la comunicazione dei dati aggregati, quando le operazioni sono documentate da fattura, il provvedimento (al punto 7.1) richiede anche l'indicazione delle operazioni «fuori campo Iva», ma il modello non contiene il relativo campo e chiede solo gli importi «imponibili, non imponibili ed esenti», e così le specifiche tecniche.

Inoltre, il modello prevede i campi relativi all'indicazione aggregata anche delle operazioni senza fattura (cioè documentate da ricevute e scontrini fiscali), ma il provvedimento elenca i dati richiesti solo per le operazioni con fattura. In proposito, è assolutamente necessario chiarire il significato del concetto «numero delle operazioni» da indicare: si spera che sia il numero dei documenti emessi e aggregati, e non davvero le «operazioni» (si pensi alle fatture differite, relative a più ddt-operazioni di vendita). Come è urgente sapere anche cosa si deve intendere per «importo unitario dell'operazione» pari o superiore a 3.600 euro, quando si devono discriminare le operazioni attive senza fattura da comunicare.

Note di credito «aggregate». Su questo argomento c'è proprio un «giallo». Infatti, il modello richiede:

- per le operazioni attive (vendite), il monte imponibili/Iva «a debito della controparte»;

- per le operazioni passive (acquisti), il monte imponibili/Iva «a credito della controparte».

Ora, se la controparte è il cliente o fornitore di cui si stanno comunicando i dati, è ovvio che la richiesta ha un senso solo se si parla delle rispettive note di credito, cioè diminutive dell'operazione originariamente fatturata. E se così è, allora, per le operazioni attive gli importi sono a «credito» della controparte, e per le operazioni passive sono a «debito». Esattamente il contrario di quello che richiede il modello. E il giallo-caos si completa con le specifiche tecniche che, in relazione sia alle operazioni attive che a quelle passive, chiedono in entrambi i casi il totale «a debito della controparte»... È evidente che il modello deve essere «invertito» e le specifiche corrette adeguatamente.

La comunicazione analitica. Il provvedimento elenca come dati da comunicare sia la data del documento che quella di registrazione, e non menziona il numero del documento stesso. Il modello, però, aggiunge il campo «numero documento» e le specifiche lo indicano addirittura come obbligatorio. Mentre per quanto riguarda le date, solo le specifiche chiariscono che la data da indicare deve essere normalmente quella di registrazione e solo se questa è assente (es. per gli ex minimi, che sono esonerati dalla registrazione dei documenti?), allora si deve indicare la data del documento. In più, il modello chiede anche di specificare se l'operazione che si sta comunicando è in «reverse charge», richiesta che pare sovrabbondante. E per le note di credito, il modello chiede il numero del documento solo per le vendite e non per gli acquisti: ha senso?

Gli ex minimi. Chi è fuoriuscito dal regime dei minimi vecchio e nuovo, e ora fruisce della possibilità di non registrare i documenti, perché non è stato esonerato dallo spesometro? Infatti, il punto 2 del provvedimento non cita tra le esclusioni soggettive il caso dei «super-semplificati» regolati dal comma 3 dell'art. 27 del dl 98/2011 (cita solo i commi 1 e 2). Cosa vuol dire: che questi contribuenti, benché continuino ad essere «ridotti», devono comunque caricarsi manualmente sul programma tutte le fatture di acquisto e vendita solo per inviare lo spesometro? Alla faccia della semplificazione…

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