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Formazione, leva per lo sviluppo

del 26/09/2013
di: La Redazione
Formazione, leva per lo sviluppo
Pubblichiamo ampi stralci della relazione del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, presentata il 27 settembre all'incontro del Bolstering the business of liberal profession working group, il gruppo di lavoro per il sostegno delle attività libero professionali promosso dalla Direzione generale Mercato della Commissione europea.

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Ripartire dalla formazione per disegnare il professionista del futuro. Lo sviluppo professionale continuo è assunto dall'Unione europea a pilastro della costituzione di una società fondata sulla conoscenza. Si tratta di processo culturale, prima ancor che economico innescato dalla Strategia di Lisbona e rilanciato più recentemente con il Piano d'Azione «Imprenditorialità 2020» dalla Commissione europea.

La strategia europea ha impresso profonde trasformazioni, tutt'ora in atto, nel mondo delle professioni liberali. La formidabile spinta alla competitività e le nuove tendenze del mercato del lavoro, insieme con il dovere di assicurare ai cittadini una prestazione professionale con elevati standard qualitativi, conduce a individuare nella formazione il motore dello sviluppo professionale che non può più prescindere dalla necessità/opportunità di adeguare skills e competenze alle mutate esigenze di una economia della conoscenza, pur sempre in un difficile quadro congiunturale.

Dai rinnovati assetti organizzativi degli studi stanno emergendo figure professionali più complesse, che assommano una pluralità di conoscenze tecniche a capacità relazionali che vanno oltre le tradizionali mansioni lavorative. Si tratta di un processo irreversibile che deve essere accompagnato anche da una visione innovativa, non convenzionale, del modo di fare formazione. Il mercato dei servizi professionali non si accontenta più dei consueti moduli di apprendimento, ma richiede nuovi modelli formativi che nascono dalla sperimentazione di diverse formule nel metodo per arrivare a definire il contenuto dei profili professionali che stanno emergendo all'interno degli studi.

Alla luce dell'evoluzione del mercato unico, Confprofessioni sostiene che occorra potenziare la qualità e l'efficacia dell'istruzione e della formazione, favorire l'apprendimento permanente e la mobilità, incoraggiando innovazione e spirito imprenditoriale. Diventa pertanto strategico potenziare la formazione professionale, migliorando anche i servizi di orientamento e consulenza per i giovani.

Giovani e Formazione/Istruzione. Il processo di europeizzazione viaggia a velocità diverse nei diversi segmenti di policy. L'obiettivo finale è la realizzazione di una piena cittadinanza europea, dove per tutti i cittadini esista un livello standard di diritti, doveri e servizi omogenei e riconoscibili: un obiettivo che si presenta ancora distante per quanto riguarda il sistema dell'istruzione scolastica. Le singole realtà nazionali presentano ad oggi sistemi dell'istruzione estremamente diversificati, in relazione ad una pluralità di aspetti: dalla durata dei percorsi, ai contenuti e programmi scolastici, ai canali di istruzione (liceale, tecnica e professionale con tutti i relativi mix) agli stessi sistemi universitari. L'importanza di colmare questo gap e individuare le tappe di un cammino inteso alla progressiva omologazione è fondamentale, per il semplice motivo che la mobilità, specialmente quella della popolazione giovane e quella legata ai percorsi professionali, può essere garantita solo a partire da un sistema scolastico che preveda ovunque standard condivisi e riconoscibili. Lo stesso tema – molto importante per l'Unione europea – del riconoscimento delle competenze e dei titoli di studio a livello europeo dipende in buona misura dal grado di omologazione e interoperabilità che i sistemi riusciranno a raggiungere nei prossimi anni.

Formazione continua. A livello nazionale il giudizio su quanto effettivamente realizzato ad oggi non può che essere sostanzialmente negativo, denunciando una preoccupante distanza tra dichiarazioni di principio e fatti concreti: con un recente decreto governativo si è andati a sostenere il tradizionale intervento passivo di sostegno, a scapito dell'unico strumento di politica attiva del lavoro, costituito dai Fondi interprofessionali per la formazione continua, già evidentemente discriminati all'origine nella consistenza economica nel confronto con gli altri Paesi comunitari. Ecco perché risulta indispensabile una precisa e decisa direttiva europea che si assuma consapevolmente un ruolo di indirizzo e di vincolo per i governi dei Paesi aderenti, nel determinare la priorità della formazione continua e permanente, prevedendo altresì ogni forma di sostegno.

Non si tratta naturalmente di indirizzare semplicemente risorse economiche all'effettuazione formativa, ma di creare i presupposti per la sua accettazione ed efficacia, con la promozione del concetto di una vita nell'apprendimento e con il supporto ai servizi sociali necessari per consentirlo; a questo poi dovrà seguire una profonda rivisitazione delle metodologie erogative, da regolare su principi qualitativi di efficacia formativa, piuttosto che su criteri esclusivamente amministrativi. In tal senso risulta fondamentale assicurare e incentivare ogni attività propedeutica di analisi e definizione di evoluzione delle competenze, con conseguenti bisogni formativi, non tanto a livello individuale, quanto di settore.

Da sottolineare come per tale compito un ruolo fondamentale può essere assicurato dalle Parti Sociali, con l' esercizio attivo della loro funzione di rappresentanza, a garanzia dell'individuazione di priorità generali, piuttosto che particolari.

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