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Accertamento, termini ricreati

del 26/09/2013
di: di Norberto Villa
Accertamento, termini ricreati
La possibilità di correggere gli errori di competenza viene meno solo se essi sono riferiti a periodi non più accertabili. La presentazione della dichiarazione integrativa rigenera e prolunga i termini di decadenza del termine per l'accertamento. Le indicazioni contenute nella circolare 31/E dell'Agenzia delle entrate (si veda ItaliaOggi di ieri) in tema di correzione in autonomia degli errori di competenza ha individuato soluzioni favorevoli per il contribuente. Due punti che devono essere sottolineati sono quelli che riguardano (in alcuni casi) la complessità della correzione e gli effetti che questa può avere con riguardo ai termini per l'accertamento.

La correzione degli errori. Si assuma il caso in cui il contribuente nell'anno 2011 non ha imputato a conto economico (e non ha dedotto) un costo. Nell'anno 2012 accortosi dell'errore, in base a corretti principi contabili, ha imputato lo stesso a conto economico. La circolare chiarisce che l'imputazione a conto economico deve essere neutralizzata con una variazione in aumento nel modello Unico 2013. Inoltre per evitare la doppia imposizione il contribuente deve rettificare (in meno) l'anno 2011. Qui le possibilità diventano duplici. Nel caso dell'esempio, essendo ancora aperti i termini fino al 30 settembre 2013, sarà sufficiente presentare una dichiarazione integrativa a favore relativa al 2011 considerando come immediatamente utilizzabile il risultato positivo emergente dalla stessa (quindi se dalla integrativa emerge un dato positivo lo stesso è utilizzabile nel modello Unico 2013). Ma nel caso in cui l'errore è stato compiuto in un'annualità precedente, per esempio il 2009, per la quale non è più possibile una integrativa a favore, l'Agenzia delle entrate afferma che il contribuente deve «ricostruire tutte le annualità d'imposta interessate dall'errore risalendo fino all'ultima annualità d'imposta dichiarata». Deve cioè: riliquidare «extra dichiarazione» le imposte 2009 e 2010; riliquidare anche le imposte 2011 e per tale anno presentare una dichiarazione integrativa a favore. Grazie a questo meccanismo la circolare salva la possibilità di correzione di periodi d'imposta passati mediante una integrativa a favore senza venir meno alla sua idea secondo cui tale dichiarazione vede come termine ultimo di presentazione quello di presentazione della dichiarazione del periodo d'imposta successivo (tesi questa ancora in discussione in giurisprudenza). L'unico limite posto è che la correzione può riguardare periodi d'imposta ancora suscettibili di attività accertativa al momento di scadenza dei termini di presentazione della dichiarazione integrativa.

L'accertamento. Il limite temporale da ultimo descritto permette di individuare una problematica che di certo (e correttamente) è stata considerata dall'Agenzia delle entrate nell'emanare le istruzioni. Ovvero quella che la possibilità di correzione da parte del contribuente non deve essere una strada per evitare possibili controlli. Ciò che si vuole evitare è che un contribuente tramite una dichiarazione integrativa a favore rettifichi un periodo d'imposta che nella sostanza non potrà più essere verificato dall'amministrazione finanziaria. Ed è per questo motivo che la circolare 31/E afferma che «l'attività accertativa degli uffici si esplica nei termini di decadenza di cui al citato articolo 43 del dpr n. 600 del 1973, calcolati a partire dall'anno di presentazione della dichiarazione integrativa, in relazione e nei limiti degli elementi rigenerati in tale dichiarazione». Nella sostanza ciò significa che nell'esempio di cui sopra il potere di controllo dell'amministrazione finanziaria con riguardo alla rettifica apportata per l'anno 2009 è il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione integrativa. Da notare che il riferimento ai poteri di accertamento «rigenerati» sembra limitato alla sola posta oggetto di rettifica e non invece a qualsiasi elemento che ha portato alla determinazione del reddito imponibile di quel periodo. In tal modo si assiste a una simmetria tra facoltà del contribuente di correggere a suo favore annualità pregresse con il potere «effettivo» dell'amministrazione di controllare quanto compiuto dal contribuente senza però intaccare i termini di accertamento relativamente agli altri comportamenti di quell'annualità non rettificati.

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