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Fisco, la difesa anticipata trova una strada in salita

del 26/09/2013
di: Andrea Bongi
Fisco, la difesa anticipata trova una strada in salita
Accertamenti alle società a base ristretta. La notifica contestuale dell'atto alla società e ai soci rende arduo il diritto di difesa di questi ultimi. Se non risultano, infatti, ancora definitivamente acclarati sia maggior reddito in capo alla società sia l'esatta natura dello stesso, la difesa anticipata del socio può configurarsi come una sorta di missione impossibile. Nonostante sia palese il contrasto al diritto alla difesa, costituzionalmente garantito. Sulla base di queste considerazioni, non mancano, infatti, pronunce di illegittimità dell'accertamento anticipato ai soci delle piccole società di capitali. A questo proposito, merita di essere segnalata la sentenza n. 9 della Commissione tributaria di Milano, sezione 43, del 23 gennaio 2012, ritenuta di rilevanza generale e, come tale, oggetto di recente massimazione da parte dell'ufficio istituito presso la Commissione regionale della Lombardia. Secondo i giudici del capoluogo lombardo, il procedimento induttivo di imputazione ai soci del maggior reddito imponibile accertato a carico della società è legittimo soltanto in presenza di alcune specifiche condizioni. In particolare, è necessario che la vicenda riguardi società a ristretta base azionaria, potendo supporre che all'interno della compagine si determini una sorta di complicità nei comportamenti gestionali. È, poi, necessario che sia stata preventivamente verificata la natura del maggior reddito accertato in capo alla società affinché sia certo che esso mascheri utili da imputare ai soci. «Non potendosi dunque accertare la natura del reddito accertato in capo alla società», hanno spiegato i giudici, «perché il contenzioso su di esso risulta ancora aperto (e radicato, peraltro, presso un'altra Ctp) il ricorso del socio finalizzato all'annullamento dell'atto non può che essere accolto». Dunque ciò che risulta contestabile dell'operato dell'ufficio è la contestualità con la quale si procede alla rettifica del reddito d'impresa dichiarato dalla società, oltre che alla rettifica della dichiarazione dei redditi dei soci, presumendo che a favore degli stessi vi sia stata una distribuzione di utili in nero. Si tratta di una contestualità che, come tale, finisce per alterare la normale scansione degli atti rendendo altamente difficile e tortuosa la difesa dei soci. I soci potranno vedere rettificata la loro dichiarazione dei redditi per presunta distribuzione di utili in nero soltanto a seguito dell'accertamento definitivo di un maggior reddito sulla società partecipata. Ma quando tale maggior reddito è tutt'altro che definito ma, anzi, è oggetto di impugnazione e contestazione, diviene arduo per il socio a difendersi da un qualcosa che ancora non risulta essere definito né nell'an né, tanto meno, nel suo quantum. Il modo corretto e giuridicamente rispettoso del diritto di difesa del singolo socio per tali tipologie di accertamento, vorrebbe, infatti, che fosse prima cristallizzato l'accertamento sulla società, con la definizione dell'eventuale maggior reddito d'impresa e, solo in seguito, l'avvio di un accertamento sul socio per presunti utili occulti percepiti in nero. Solo grazie a questa precisa scansione temporale il socio potrebbe avere contezza non solo di ciò che gli viene opposto ma, soprattutto di quanto gli viene esattamente contestato, onde poter poi conseguentemente organizzare al meglio la sua difesa. In difetto il socio, o i soci, sono costretti a organizzare frettolosamente una difesa contro un importo non definito, né definibile a priori, perché a loro imputato ancor prima della definizione del prodromico accertamento sulla società con tutte le conseguenti difficoltà del caso. Le difese degli uffici contro un tale modus operandi si sono, però, sempre assestate su questo standard: non è possibile attendere la definizione dell'accertamento sulla società senza rischiare di veder poi prescritta la possibilità della rettifica della dichiarazione dei soci. Sorvolando sul fatto che il rischio di decadenza dell'azione accertatrice può essere rimosso attraverso atti interruttivi che l'ufficio potrebbe notificare ai soci, resta, comunque, singolare che per esigenze operative dell'amministrazione finanziaria si possa porre in secondo piano l'esercizio del diritto di difesa del contribuente.

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