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Nuovo colpo al redditometro

del 26/09/2013
di: di Debora Alberici
Nuovo colpo al redditometro
La Cassazione infligge un duro colpo al redditometro. Infatti, è illegittimo l'accertamento sintetico basato sull'alto tenore di vita se il contribuente dimostra che è frutto di risparmi accumulati negli anni.

Lo ha sancito la Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 21994 del 25 settembre 2013, ha accolto il ricorso di una coppia, moglie e marito, destinatari di un accertamento Irpef per l'alto tenore di vita tenuto, fra acquisti di auto, immobili e viaggi compiuti.

I due, in sede di contraddittorio, avevano, infatti, dimostrato di aver accantonato negli anni una certa ricchezza, oltre un milione di euro.

Un dato, questo, che l'amministrazione finanziaria non avrebbe dovuto ignorare.

L'atto impositivo era stato subito impugnato di fronte alla Ctp di Napoli che però aveva respinto il ricorso dei contribuenti. La Ctr partenopea aveva confermato. Ora la Cassazione ha completamente ribaltato la decisione: «Non può negarsi, infatti, che il giudice di merito, a fronte della documentazione fornita dai contribuenti, analiticamente indicata nel ricorso in ossequio al principio di autosufficienza, dalla quale, in tesi, sarebbe derivata la prova che il maggior reddito accertato per l'anno 1992 sulla base di indici di capacità contributiva rilevati dall'Ufficio (come il possesso di autovetture e abitazioni) era giustificato dalla disponibilità di capitale accumulato in anni precedenti, si è limitato a negare la produzione di qualsiasi idonea prova contraria, senza supportare tale apodittica statuizione con sufficienti argomentazioni».

Proprio ora che dall'amministrazione finanziaria stanno partendo migliaia di lettere agli italiani incongruenti con i parametri del nuovo redditometro, dalla Corte di legittimità, con questa sentenza, e dai giudici di merito arrivano decisioni che mettono in discussione il metodo più diffuso di accertamento fiscale. È solo di qualche mese fa la decisione con la quale la Ctp di Campobasso (sentenza n. 117 di luglio 2013) ha dichiarato la nullità dell'accertamento fiscale basato sul redditometro approvato con dm 65.648/2012, in quanto regolamento «illegittimo» che, basandosi esclusivamente sull'attività Istat, non prende in considerazione i dati reali per determinare il reddito delle famiglie italiane.

Non solo. Una stangata al redditometro arriva anche dalla Ctp di Bari, sentenza n. 146/2013, secondo cui l'ufficio non può emettere l'atto impositivo fondato sui parametri senza personalizzare la pretesa fiscale sulle indicazioni fornite dal contribuente in sede di contraddittorio. Si tratta infatti di presunzioni semplici e l'onere della prova resta a carico dell'ufficio. In quell'occasione i giudici hanno chiarito che l'accertamento da redditometro ricade nella categoria dei c.d. accertamenti standardizzati e tende a determinare mediante l'utilizzo delle presunzioni semplici, il reddito complessivo del contribuente. Ciò impone che l'Ufficio debba adeguare la propria attività alla reale situazione del contribuente.

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