Ad avviso del legale, l'immobile, le quote della società e il denaro presente su un conto corrente, non potrebbero essere sottoposti a sequestro, perché oggetto dei diritto di credito alimentare della ricorrente nei confronti dell'indagato, coniuge legalmente separato. A fronte delle affermazioni della difesa, la Cassazione ha sposato la decisione del tribunale secondo cui la casa coniugale, di proprietà della società, assegnata in esclusiva competenza alla donna, è stata pagata in virtù di mutuo concesso dalla banca alla società dell'ex marito. Non solo. Secondo gli accordi patrimoniali tra i coniugi, le rate del mutuo rimangono in carico alla società fino alla capienza dei suoi utili e, in caso di incapienza, all'indagato. E poi ancora, le quote societarie sono e rimangono di proprietà dell'indagato, a mezzo delle sue due società fiduciarie, così come dell'indagato sono gli utili che confluiscono sul conto corrente di gestione dell'immobile.
Fra l'altro queste quote sono state esentate dalla comunione dei beni. Infine, vista la qualifica di imprenditore dell'indagato deve, anzi, ritenersi che le quote societarie dell'immobiliare, di totale proprietà dell'indagato stesso, costituiscono beni personali secondo l'articolo 179 del codice civile. Nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 2 maggio, anche la procura generale della Suprema corte aveva chiesto al collegio di legittimità di confermare la misura sull'immobile assegnato alla moglie.
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