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Lecito chiedere il visto per fruire di servizi

del 25/09/2013
di: Beatrice Migliorini
Lecito chiedere il visto per fruire di servizi
I cittadini turchi non hanno il diritto di entrare senza visto nel territorio di uno Stato membro dell'Ue per fruirvi di servizi. Per i cittadini turchi, infatti, la nozione libera prestazione di servizi non include, infatti, la libera prestazione dei servizi passiva, poiché gli accordi fra turchi e Ue sono solo di tipo economico. A stabilirlo, la Corte di giustizia dell'Unione europea con la sentenza C-221/11 depositata ieri. Il Protocollo addizionale all'Accordo di associazione concluso tra Turchia e Unione europea contiene, al suo interno, una clausola di «standstill», ovvero una disposizione che vieta alle parti contraenti di introdurre nuove restrizioni alla libera prestazione dei servizi. Proprio sulla portata della clausola di «standstill» si è pronunciata la Corte, spiegando come «la disposizione, di per se stessa, non osta all'introduzione di un obbligo di visto per quanto riguarda la fruizione di servizi. La clausola, infatti», ha spiegato la Corte, «prevede che sia obbligatorio poter accedere ai servizi, ma nulla prevede circa gli adempimenti necessari per potervi accedere in concreto». In particolare, i supremi giudici hanno constatato che la nozione di «libera prestazione dei servizi», contenuta nella clausola di «standstill» nel Protocollo addizionale, non include la libera prestazione dei servizi passiva, ossia la libertà per i cittadini turchi, destinatari di servizi, di recarsi in uno stato membro per fruire di un servizio. I supremi giudici sono stati chiamati a pronunciarsi in via pregiudiziale dalla Corte amministrativa d'appello di Berlino e Brandeburgo, a seguito dell'istanza inoltrata da una cittadina turca a cui le autorità tedesche avevano negato un visto per far visita al patrigno residente in Germania. La donna aveva invocato la clausola di «standstill», sostenendo che tale clausola vieta l'introduzione di nuove restrizioni, come un obbligo di visto, non soltanto nei confronti di coloro che cercano di effettuare una prestazione di servizi bensì anche nei confronti di coloro che cercano di fruire di una prestazione di servizi. A tale proposito, però, la Corte ha fatto presente come «l'interpretazione della nozione di libera prestazione dei servizi riconosciuta dalla Corte per i trattati dell'Unione, come includente la libera prestazione dei servizi passiva, non può essere estesa alla clausola di «standstill» del Protocollo addizionale, dato che l'Associazione Cee-Turchia persegue finalità esclusivamente economica».

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