Consulenza o Preventivo Gratuito

Indebitarsi con le banche per le tasse

del 24/09/2013
di: La Redazione
Indebitarsi con le banche per le tasse
Cinque aziende su otto chiedono prestiti in banca per pagare le tasse. È uno degli ultimi risvolti della crisi nel nostro paese. A segnalarlo è l'ufficio studi di Unimprese, secondo cui oltre il 62% delle micro, piccole e medie imprese italiane è stato costretto a ricorrere a un finanziamento per onorare le scadenze fiscali. E c'è l'Imu (Imposta municipale unica) in cima alla lista dei balzelli che hanno spinto gli imprenditori a rivolgersi agli istituti di credito. In relazione ai settori produttivi, sono gli operatori turistici (per gli alberghi), le piccole industrie (per i capannoni) e la grande distribuzione (per i supermercati) quelli maggiormente esposti con le banche a causa dei versamenti fiscali sugli immobili e degli adempimenti con l'Erario.

I numeri. Oltre 76.200 pmi associate a Unimpresa hanno chiesto soldi alle banche, nel primo semestre 2013, per rispettare le scadenze tributarie. Oltre all'Imu, l'Irap è l'altra tassa che sta mettendo in crisi gli imprenditori italiani, tenuto conto che l'imposta regionale sulle attività produttive si paga anche quando i bilanci sono in perdita. Tre i comparti dell'economia definiti «strozzati dal tributo immobiliare». Gli ostacoli maggiori sono stati riscontrati per le categorie che basano più di altre la loro attività imprenditoriale proprio sugli immobili. Si tratta di operatori turistici (con i proprietari di alberghi in cima alla classifica), piccole industrie e fabbriche (per i capannoni), grande distribuzione organizzata (per i cosiddetti supermercati).

Triplo effetto negativo sulle aziende: «Tutto ciò genera un triplo effetto negativo sui conti e sulle prospettive di crescita delle aziende», ha spiegato il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

«Il primo è l'apertura di linee di credito destinate a coprire le imposizioni fiscali invece di nuovi investimenti: il che limita la natura stessa dell'attività di impresa. Il secondo problema», ha detto, «sorge, poi, alla chiusura degli esercizi commerciali, quando il valore degli immobili posti a garanzia dei “prestiti fiscali” va decurtato in proporzione al valore dell'ipoteca, con una consequenziale riduzione degli attivi di bilancio. Il terzo guaio», chiosa Longobardi, «è relativo a eventuali, altri finanziamenti per i quali l'impresa deve affrontare due ordini di problemi: meno garanzie da presentare in banca e un rating più alto che fa inevitabilmente impennare i tassi di interesse».

Gettito tributario a rischio: Secondo Longobardi, «questa è la prova che un sistema tributario troppo pesante si accanisce sulle imprese fino a portarle allo sfinimento, se non al fallimento. Attivare linee di credito per pagare le tasse è assurdo: vuol dire la fine del sistema economico». L'impresa si trova «in una tenaglia, con fisco e credito che tagliano le gambe». Non solo. «Alla fine, dice il presidente Unimprese, «il conto arriva per lo stato: un'impresa che annaspa diventa contribuente meno 'generoso' e il gettito tributario ne risente sia sul fronte dell'imposizione diretta (per esempio l'Ires) sia su quello dell'imposizione indiretta (come l'Iva)».

© Riproduzione riservata

vota