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Mancato versamento Iva, non risponde l'ex manager

del 24/09/2013
di: Debora Alberici
Mancato versamento Iva, non risponde l'ex manager
L'ex amministratore non è responsabile per il reato di omesso versamento dell'Iva se non è chiara la situazione patrimoniale dell'azienda nel momento in cui era in carica. Si tratta, infatti, di un reato istantaneo riferibile al destinatario dell'obbligo, e cioè al manager in carica. Ad ogni modo, l'accusa dovrà ricostruire i movimenti di cassa nelle varie fasi di vita della società.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 39082 del 23 settembre 2013, contrariamente al parere della Procura generale ha annullato con rinvio la condanna inflitta a un amministratore di una srl poi fallita. La terza sezione penale ha spiegato in motivazione che l'art. 10 ter del dlgs 74/2000, introdotto con l'art. 35, del dl 223/2006, sanziona chi, essendovi tenuto, non versi l'Iva, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell'acconto relativo al periodo d'imposta successivo. La riforma contenuta nel decreto Bersani ha inteso, quindi, perseguire il comportamento del soggetto che non versa l'Iva dichiarata a debito in sede di dichiarazione annuale e il reato si consuma alla scadenza del termine previsto per il versamento dell'acconto relativo al periodo d'imposta successivo, e secondo quanto previsto dall'art. 6, comma 2 della legge 405/90, tale termine è fissato al 27 dicembre. Quindi, secondo la Corte, «si tratta di un reato proprio, riferibile al destinatario dell'obbligo, titolare della posizione di garanzia. Peraltro, poiché è un reato omissivo istantaneo sottoposto all'adempimento di un obbligo entro un termine, è a tale momento che deve aversi riferimento per determinare il fatto consumativo». In questo caso specifico, non essendo l'amministratore più in carica, al momento dello spirare del termine per il pagamento dell'imposta, questo non avrebbe potuto più adempiere all'obbligo e, quindi, non è punibile penalmente. «Né le indagini sono riuscite a far luce sulla situazione patrimoniale dell'impresa quando era gestita dall'imputato», spiega ancora la Cassazione, «sia in fase di liquidazione, sia in fase di fallimento». Senza questi elementi la condanna non è sostenibile.

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