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Elusione, per la condanna non serve il dolo specifico

del 24/09/2013
di: Debora Alberici
Elusione, per la condanna non serve il dolo specifico
Più facile condannare il professionista per l'elusione fiscale del cliente. Infatti, risponde di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, il commercialista che, attraverso una complessa operazione commerciale, fa cadere le garanzie dell'erario in fase di riscossione. Non è necessario, quindi, per l'accusa provare il dolo specifico che è insito nella sicura conoscenza che il professionista ha delle pratiche fiscali. Lo ha sancito la Corte di cassazione con la sentenza n. 39079 del 23 settembre 2013. La terza sezione penale ha, quindi, confermato la condanna a carico di un commercialista di Udine che, mediante una complessa operazione finanziaria, ha eluso il pagamento dell'Iva e dell'Ires. L'uomo ha orchestrato un azzeramento di capitale della società per perdita e, subito dopo, la sua ricostituzione da parte della socia di minoranza, convivente dell'amministratore. Due i punti sui quali si impernia l'impianto accusatorio confermato in sede di legittimità. Il dolo specifico per giungere alla condanna per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, «consapevolezza che», dice a chiare lettere la Cassazione, «sicuramente appartiene al professionista». In secondo luogo, il fatto che si tratta di un reato di pericolo che scatta per il solo fatto di aver sottratto delle garanzie all'erario. Sul punto la Cassazione ha spiegato che «ai fini della configurabilità del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte è necessario, sotto il profilo psicologico, il dolo specifico (ovvero il fine di sottrarsi al pagamento del proprio debito tributarlo) e, sotto il profilo materiale, una condotta fraudolenta atta a vanificare l'esito dell'esecuzione tributaria coattiva la quale non configura un presupposto della condotta, in quanto è prevista dalla legge solo come evenienza futura che la condotta, idonea, tende a neutralizzare. A tale scopo non solo non è necessario che la procedura di riscossione coattiva abbia avuto avvio, ma anche che i prodromi di essa, ossia l'accertamento tributario sia già stato posto in essere attraverso le verifiche e le successive contestazioni. Tanto più quando come nella specie, il protagonista di tale complessa operazione è un dottore commercialista».

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