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Stop ai furbi del concordato

del 20/09/2013
di: da Modena Valerio Stroppa
Stop ai furbi del concordato
Basta a chi fa di tutto per non far funzionare le cose. Ai «furbi» che hanno approfittato del nuovo concordato in bianco per rinviare il più possibile un fallimento non più evitabile, a danno dei creditori e della credibilità dell'istituto. Alla burocrazia fine a se stessa, in alcuni casi inutile e talvolta perfino dannosa. Alle banche che non fanno il proprio mestiere, scappando a gambe levate davanti a una proposta di risanamento aziendale senza nemmeno valutare il progetto nel merito, vanificando il lavoro di advisor e attestatori. L'Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili non le manda a dire e da Modena, teatro fino a domani del convegno nazionale del sindacato, auspica un maggiore utilizzo del concordato in continuità (introdotto dal dl n. 83/2012) per salvare quegli imprenditori che vogliono davvero resistere alla crisi. «La disciplina del concordato con riserva introdotto lo scorso anno ha dato luogo ad utilizzi impropri, che vanno censurati nelle opportune sedi», afferma Eleonora Di Vona, presidente Ungdcec, nella relazione di apertura del lavori, «ma ciò non significa che per colpa di qualcuno bisogna lasciar morire le tante aziende che con coraggio e determinazione vogliono superare questo difficilissimo momento. Come commercialisti siamo ogni giorno al fianco di queste persone e continueremo orgogliosamente a esserci, consapevoli che i miracoli non arrivano da soli ma vanno costruiti con l'impegno e la professionalità». L'Unione esprime apprezzamento per le recenti modifiche anti-abuso apportate dal decreto del Fare e anzi rilancia, mettendo sul tavolo 11 proposte normative volte a perfezionare la disciplina del concordato. Interventi che spaziano a 360 gradi: dai termini di sospensione degli obblighi di ricapitalizzazione alla previsione di vantaggi fiscali per operazioni straordinarie effettuate nell'ambito di procedure di salvataggio, dall'attenuazione delle responsabilità penali dell'attestatore all'anticipo per i creditori della detrazione Iva nell'ambito delle procedure. «Vogliamo dare un contributo per far fronte alla reale esigenza di competenze tecniche che la legge fallimentare richiede», prosegue Di Vona, «il sistema produttivo italiano è come una grande rete e ciascuna impresa costituisce uno snodo. A ogni fallimento si apre un buco nella tela. Crediamo che le nostre proposte possano contribuire a evitare che questa rete si sfaldi troppo». Anche secondo Renzo Guffanti, presidente della cassa di previdenza dei dottori commercialisti, le attività professionali in materia di accordi di ristrutturazione, concordati e piani attestati «stanno assumendo sempre maggiore rilevanza e sono una delle ragioni per le quali i fatturati e i volumi d'affari dei nostri iscritti non sono calati come è capitato ad altre professioni. Oltre ad avere una componente sociale forte, perché preservano ricchezza e occupazione, i concordati sono per la categoria strumento di sopravvivenza e di previdenza». Alla giornata inaugurale del convegno è intervenuto pure Gaetano Stella, presidente Confprofessioni, che oltre a ricordare le varie opportunità di accesso al credito dei professionisti ha invitato i tanti commercialisti presenti «ad applicare il Ccnl studi professionali e non altri contratti nazionali (per esempio quello del commercio, ndr), i quali vanno a rafforzare organizzazioni che fanno ben poco in rappresentanza delle libere professioni».

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