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Omofobia, aggravante sul reato

del 20/09/2013
di: di Simona D'Alessio
Omofobia, aggravante sul reato
Semaforo verde all'aggravante per reati «fondati sull'omofobia o la transfobia». E via libera (fra le polemiche) alla tutela di opinioni espresse all'interno di organizzazioni di natura politica, culturale o religiosa, così come al monitoraggio statistico sulle discriminazioni e sulla violenza di genere. È l'esito delle votazioni di ieri, in aula alla Camera dei deputati, sul disegno di legge sull'omofobia (testo unificato 245/280/1071-A). Bagarre nella maggioranza, che si divide quando passa (con 354 voti a favore e 79 contrari), l'emendamento di Walter Verini (Pd) che introduce un'aggravante di pena per chi si macchia di reati caratterizzati da comportamenti omofobi: il Pdl si esprime con un «no», poco dopo l'annuncio dell'intenzione di centrosinistra, Scelta civica, Sel e Movimento 5 Stelle di appoggiarlo, avvertendo gli alleati che il provvedimento non potrà essere approvato così com'è dai senatori. Ma c'è un altro testo incriminato, che ottiene il placet della Lega che unisce i suoi «sì» a quelli dei democratici e dei montiani vantandosi, dichiara il deputato del Carroccio Nicola Molteni, di aver «sterilizzato la legge». A firmare la proposta Gregorio Gitti (Sc), che recita: «Non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all'odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente». Quando il voto sta per concludersi, si approva la norma di Michela Marzano (Pd) che prevede un'osservazione sui fenomeni di discriminazione e di abusi: ennesima spaccatura, poiché qui il Pdl si schiera contro, ma non riesce a serrare le fila visto che alcuni onorevoli azzurri, tra cui l'ex ministro Mara Carfagna, danno il loro sostegno all'iniziativa, malgrado altri colleghi si affrettino a dichiarare che nel prossimo passaggio parlamentare ci saranno sicuramente delle modifiche, perché la risposta «è troppo plateale e demagogica a un problema che deve essere affrontato in modo diverso».
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