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Difensori d'ufficio solo abilitati

del 18/03/2010
di: di Debora Alberici
Difensori d'ufficio solo abilitati
I praticanti avvocati non possono essere nominati difensori d'ufficio. Sono i giudici di palazzo della Consulta a far tramontare la possibilità della nomina per garantire a trecento sessanta gradi il diritto di difesa dell'imputato, il quale dev'essere seguito da un professionista che ha completato «l'iter abilitativo».

In particolare con la sentenza n. 106 di ieri, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 8, secondo comma, ultimo periodo, del regio decreto legge 27 novembre, 1933, n. 1578 (Ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, come modificato dall'art. 1 della legge 24 luglio 1985, n. 406 (Modifiche alla disciplina del patrocinio davanti al pretore), dall'art. 10 della legge 27 giugno 1988, n. 242, e dall'art. 246 del dlgs 19 febbraio 1998, n. 51, nella parte in cui prevede che i praticanti avvocati possono essere nominati difensori d'ufficio.

La questione, sollevata dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, e meglio presentata rispetto a una questione analoga sollevata una decina di anni fa, è stata ritenuta fondata dal Collegio perché le norme compromettevano il diritto di difesa. «Diversa è la fattispecie contemplata nell'ultimo periodo del secondo comma dell'art. 8», si legge in sentenza, «il quale fa riferimento alla possibilità di nomina del praticante come difensore d'ufficio. In questa circostanza all'indagato o all'imputato potrebbe essere assegnato, senza il concorso della sua volontà, un difensore che non ha percorso l'intero iter abilitativo alla professione. Inoltre, nel caso di nomina a favore dell'irreperibile, sarebbe esclusa ogni possibilità di porre rimedio all'inconveniente denunciato, mediante la sostituzione con un difensore di fiducia».

Non solo. Nelle motivazioni i giudici mettono l'accento sul dualismo esistente fra chi ha già il titolo e il praticante. Sul punto la Corte dice espressamente che «la differenza tra il praticante e l'avvocato iscritto all'albo si apprezza non solo sotto il profilo», prospettato dal giudice rimettente, «della capacità professionale (che, nel caso del praticante, è in corso di maturazione, il che giustifica la provvisorietà dell'abilitazione al patrocinio), ma anche sotto l'aspetto della capacità processuale, intesa come legittimazione ad esercitare, in tutto o in parte, i diritti e le facoltà proprie della funzione defensionale». In sostanza ci sono dei procedimenti che il praticante abilitato può seguire e altri che invece richiedono la presenza in aula del dominus. «In primo luogo», si legge nel passaggio successivo, «il praticante iscritto nel registro, pur essendo abilitato a proporre dichiarazione di impugnazione, non può partecipare all'eventuale giudizio di gravame». E ancora, «il praticante si trova nell'impossibilità di esercitare attività difensiva davanti al tribunale in composizione collegiale, competente in caso di richiesta di riesame nei giudizi cautelari».

Insomma, chiarisce la Consulta, il fatto che il praticante possa essere nominato difensore d'ufficio non giustifica la nomina, e se vogliamo forzata, comunque non basata sulla fiducia, del legale d'ufficio. «Né potrebbe costituire argomento contrario», ecco l'ultima motivazione di questa interessante sentenza, «la possibilità, per il praticante avvocato, di essere nominato difensore di fiducia: un conto è che tali limiti di competenza professionale e di capacità processuale siano liberamente accettati dall'imputato, altro è che essi siano imposti in sede di nomina del difensore d'ufficio».

La sentenza sul sito www.italiaoggi.it/documenti

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