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Un solo modello di base per gli enti case popolari

del 17/09/2013
di: Valerio Stroppa
Un solo modello di base per gli enti case popolari
Un solo modello di base per l'edilizia residenziale pubblica. Lasciando ampia discrezionalità agli enti locali, ma con una denominazione univoca. Anche per evitare disparità di trattamento ai fini fiscali (a cominciare dall'Imu). Per questo Federcasa, che associa oltre 110 enti per l'edilizia popolare, chiede alla Conferenza stato-regioni «di attivarsi al più presto per uniformare la denominazione degli enti di edilizia residenziale pubblica». Quelli che un tempo erano chiamati in tutto il paese Iacp, infatti, oggi sono diventati a seconda della città Aler, Ater, Acer, Iacp, Erap, Erp, «creando grande confusione tra gli utenti, nell'opinione pubblica e all'interno della stessa p.a.», osserva Federcasa. Il dpr n. 616/1977 ha riconosciuto alle regioni competenza propria in materia di edilizia residenziale pubblica, trasformando gli Iacp in enti regionali. Alcune regioni hanno scelto il modello organizzativo dell'ente pubblico economico, in linea con quello dell'azienda speciale previsto, per esempio, per la gestione dei servizi pubblici locali (Ater). Altre regioni hanno optato per l'ente pubblico non economico o per la società di capitali. Altre ancora, infine, non si sono avvalse della facoltà conferita dall'articolo 93 del citato dpr, continuando a utilizzare gli Iacp nella loro struttura originaria. Una frammentazione che ha causato qualche problema anche in sede di applicazione dell'Imu. Fino a quando l'articolo 2 del dl n. 102/2013 ha precisato che la detrazione di 200 euro prevista per l'abitazione principale si applica agli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (Iacp) «o dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati, aventi le stesse finalità».

Un risultato al quale si è giunti, sottolinea il presidente di Federcasa, Emidio Ettore Isacchini, «dopo un confronto d'urgenza con il ministero delle infrastrutture. Anche per questo è necessaria l'adozione di una denominazione unica, che non minerebbe di certo l'autonomia dei diversi enti, ma ne renderebbe più semplice l'identificazione anche in fase di contrattazione politica».

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