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Statuto del contribuente ancora una volta violato

del 14/09/2013
di: La Redazione
Statuto del contribuente ancora una volta violato
Contribuenti senza diritti nonostante la Legge 212/2000. La citata legge, ai più nota come lo Statuto del Contribuente, nata allo scopo di fissare i diritti del contribuente, i doveri dell'Amministrazione finanziaria e di stabilire un rapporto di parità tra cittadino e amministrazione, continua ad essere ripetutamente violata dai vari provvedimenti normativi succedutisi nel corso degli anni. Ultimo, in ordine di tempo, il decreto legge n.102/2013, allorquando all'art.12 limita la detraibilità dall'imposta sul reddito delle persone fisiche dei premi assicurativi pagati dai contribuenti sulle polizze vita e contro gli infortuni. Tale riduzione, con decorrenza immediata, è chiaramente in deroga alle disposizioni di cui all'art.3 comma 1 della legge 212/2012, ai sensi del quale le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo. E' da ricordare per giunta che sulla valenza delle norme dello Statuto del contribuente si è recentemente pronunciata la Corte di Cassazione a sezioni unite con la sentenza n.18184 del 14 maggio scorso. Già nel 2007 la Corte dei conti evidenziò disservizi dello Statuto. A parere dell'associazione nazionale dei tributaristi Lapet, il bilancio sulla concreta attuazione dello Statuto è drammatico. “Il problema è che sulla carta la legge funziona ma quando si parla di applicarla nascono i problemi. – ha dichiarato Roberto Falcone presidente nazionale Lapet - La conseguenza peggiore è che la mancata attuazione dei principi sanciti dallo Statuto del contribuente si riversa negativamente sullo Stato, alimentando comportamenti di elusione ed evasione delle imposte che minano la fiducia alla base del rapporto con il fisco. Senza considerare il fatto che un tale atteggiamento da parte del legislatore, comporta l'insorgere di sempre più contenziosi tributari, con le già note conseguenze tanto a carico dei contribuenti, costretti a far valere i propri diritti in altra sede, quanto dell'amministrazione finanziaria obbligata a far fronte a ricorsi nei confronti dei quali certamente risulterà perdente”. Come ovviare al problema? Falcone ha da sempre insistito sulla necessità di far assurgere lo Statuto a norma di rango costituzionale. In altre parole: “Se lo Statuto fosse una legge costituzionale si otterrebbe quella certezza normativa che molte volte sembra essere estranea al nostro ordinamento. – ha spiegato Falcone - Il cammino sembra ancora lungo e non privo di ostacoli. Per questo è auspicabile una definitiva inversione di tendenza del legislatore, degli uffici amministrativi, più inspirata da principi di normale e leale collaborazione che possa eliminare ogni elemento di sudditanza del contribuente nell'ambito del rapporto con il fisco”.
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