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Redditometro, nuovo no dalla giustizia

del 14/09/2013
di: di Andrea Bongi
Redditometro, nuovo no dalla giustizia
Per il nuovo redditometro ancora dubbi di legittimità dalla giustizia tributaria. Stavolta sul banco degli imputati è finito l'intero decreto ministeriale del 24/12/2012, dichiarato in aperto contrasto sia con la legge ordinaria sia con la carta costituzionale e i principi comunitari. A sostenerlo è la sentenza n. 117 emessa il 10 luglio scorso dalla commissione tributaria provinciale di Campobasso.

Diversi gli elementi di criticità sui quali i giudici del capoluogo molisano fondano il loro giudizio di illegittimità del decreto attuativo del nuovo strumento di accertamento del reddito delle persone fisiche. In primo luogo l'utilizzo delle stime messe a punto dall'Istat. L'attività svolta dall'Istituto nazionale di statistica e i dati dallo stesso messi a punto hanno finalità che esulano dal campo fiscale. Nonostante ciò, si legge in sentenza, il regolamento attuativo, in evidente contrasto con la sua fonte primaria (art. 38 dpr 600/73), utilizza proprio le stime dell'Istat come parametro per determinare le spese medie delle famiglie italiane. In conseguenza di tale utilizzo massivo di dati stimati, il nuovo redditometro finisce per non svolgere alcuna differenziazione tra cluster di contribuenti così come previsto nell'articolo 38 del dpr 600/73 e dall'articolo 53 della Carta costituzionale, operando invece una differenziazione di tipologie familiari suddivise in cinque aree geografiche collocando, all'interno di ciascuna delle suddette tipologie, figure di contribuenti del tutto differenti fra di loro (l'operaio, l'impiegato, il dirigente ecc.) che finiscono per essere inevitabilmente uniformate.

Ma le accuse di illegittimità del decreto attuativo del nuovo redditometro non finiscono qui. Secondo giudici molisani il regolamento attuativo finisce per violare, pesantemente, il diritto alla riservatezza dei contribuenti. Anche sotto questo profilo il decreto attuativo si pone in contrasto con la sua fonte primaria e in particolare con i commi 4 e 5 dell'articolo 38 del dpr 600/73. Secondo tali disposizioni, infatti, l'accertamento deve prendere a riferimento dati relativi a gruppi generici e anonimi di contribuenti, mentre invece il decreto e le tabelle a esso allegate «... sottopongono indirettamente a controllo anche le spese mediche riferibili a soggetti diversi dal contribuente per il solo fatto di essere appartenenti al medesimo nucleo familiare permettendo così un'analisi diretta della specifica persona, come tale, incostituzionale».

Anche la valenza probatoria delle variabili di spesa contenute nel regolamento attuativo sono oggetto di specifico rilievo nella sentenza. Seppure deve essere riconosciuta all'amministrazione finanziaria la possibilità di basare un accertamento sulle spese o sugli incrementi patrimoniali imputabili al contribuente ciò che non appare corretto, si legge testualmente in sentenza, è «attribuire automaticamente a questi elementi un corrispondente valore reddituale, atteso l'onere gravante sull'Agenzia impositrice di provare e quantificare, nel caso specifico e concreto, il legame tra una determinata spesa e la corrispondente capacità contributiva del soggetto accertato».

Per l'insieme di questi elementi, conclude la sentenza, il decreto ministeriale contenente il redditometro è da considerarsi illegittimo con la conseguente disapplicazione da parte del giudice. In un processo come quello tributario che ha natura di impugnazione-merito, tale pronuncia di illegittimità fa sì che lo stesso giudice debba esaminare nel merito la pretesa tributaria e, operando una motivata valutazione sostitutiva, ricondurre la stessa a una corretta misura entro i limiti posti dalle domande di parte (Cass. n. 19122/2013). Ed è ciò che ha puntualmente fatto la commissione tributaria di Campobasso rideterminando il reddito sintetico accertato dall'Ufficio.

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