Consulenza o Preventivo Gratuito

Delega fiscale, pubblicità web sotto scacco

del 13/09/2013
di: Beatrice Migliorini
Delega fiscale, pubblicità web sotto scacco
Rendere obbligatorio il possesso della partita Iva per chiunque venda campagne pubblicitarie online in Italia. Tassare le multinazionali sulla base di una stima delle quote di attività imputabili alla competenza fiscale nazionale. Mantenere l'obbligo di riscossione frazionata in pendenza di giudizio solo per i casi di accertamento di maggiori imposte non versate. Queste alcune tra le 270 proposte di modifica al testo della delega fiscale, presentate ieri in Commissione finanze alla Camera. Gli emendamenti mirano ad apportare dei cambiamenti al testo che il Comitato ristretto della VI Commissione di Montecitorio aveva messo a punto durante la prima settimana di agosto (si veda ItaliaOggi del 10 settembre 2013). Procede, quindi, nei tempi stabiliti l'iter della delega fiscale. Stando a quanto il presidente della Commissione finanze, Daniele Capezzone, ha spiegato a ItaliaOggi, «entro la fine della prossima settimana la Commissione dovrebbe aver concluso la votazione degli emendamenti (il cui inizio è previsto per martedì 17 settembre), al fine di presentare in Aula il progetto definitivo lunedì 23 settembre».

Nonostante i tempi stretti, però, gli emendamenti depositati in Commissione non sono stati pochi. Orientate, in particolare, a colpire le multinazionali del web, le proposte presentate dal Pd a firma di Ernesto Carbone. Queste mirano, sostanzialmente, a introdurre l'obbligo del pagamento delle imposte per le attività riferibili in qualsiasi modo all'Italia. A spiegare il contenuto degli emendamenti, il capogruppo Pd in Commissione Finanze, Marco Causi. «Il primo emendamento prevede che chiunque venda campagne pubblicitarie online erogate sul territorio italiano, debba avere una partita Iva italiana, incluse le operazioni effettuate mediante i centri media e gli operatori terzi. In questo modo sarebbero sottoposti a imposizione i banner pubblicitari, che danno introiti alle multinazionali». Più generico, invece, il secondo emendamento che prevede che anche in Italia si introducano sistemi di tassazione delle imprese multinazionali basati su adeguati sistemi di stima delle quote di attività imputabili alla competenza fiscale nazionale». A spiegare, invece, a ItaliaOggi quali correzioni andrebbero apportate al testo, Enrico Zanetti, (Sc), vicepresidente della Commissione. «A nostro avviso il progetto è corposo sia per quel che riguarda le linee guida per la riforma del catasto sia per quel che riguarda il prelievo fiscale, ma necessita di alcune integrazioni sotto il profilo della determinazione dei redditi d'impresa e della riscossione frazionata in pendenza di giudizio». Ecco quindi due proposte in questo senso. «Per quel che riguarda la determinazione dei redditi d'impresa vorremmo che questa passasse dal principio di competenza al principio di cassa», ha spiegato il deputato di Scelta civica, «mentre per quel che riguarda la riscossione frazionata in pendenza di giudizio, il nostro obiettivo è fare in modo che questa prassi trovi applicazione solo per le vicende relative alle maggiori imposte accertate. In tutti gli altri casi, infatti, deve prevalere la presunzione di innocenza e, quindi, è necessario attendere quanto meno l'esito del giudizio di primo grado».

© Riproduzione riservata

vota