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Liti lente, si cambia

del 18/03/2010
di: di Debora Alberici
Liti lente, si cambia
Rivoluzionata la competenza sull'equa riparazione, anche per non intasare la Corte d'appello di Roma. Infatti il cittadino che chiede il ristoro per la giustizia lenta dovrà instaurare la causa di fronte alla Corte d'appello del distretto dove si è svolta la causa di merito durata troppo a lungo.

Lo hanno stabilito le sezioni unite civili della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 6306 del 16 marzo 2010, hanno inaugurato una nuova linea interpretativa anche, e lo hanno detto espressamente, per non intasare la Corte d'appello di Roma sommersa dai ricorsi dei cittadini che chiedono l'equa riparazione.

L'interpretazione che si accoglie, dice a chiare lettere la Suprema corte, «considera in modo unitario il giudizio presupposto nel quale si è determinato il superamento della durata ragionevole». Non solo. «Assume a fattore rilevante della sua localizzazione la sede del giudice di merito distribuito sul territorio, sia esso ordinario o speciale, davanti al quale il giudizio è iniziato; ed al luogo così individuato attribuisce la funzione di attivare il criterio di collegamento della competenza e di individuare il giudice competente sulla domanda di equa riparazione, che è stabilito dall'art. 11 del cpp ed è richiamato nel primo comma dell'art. 3 della legge». Questa interpretazione, aggiunge ancora Piazza Cavour, favorisce «la diffusione del contenzioso sull'intero sistema delle corti di appello, anziché una sua elevata concentrazione su quella di Roma, resa possibile dal fatto di avervi sede gli organi di vertice dei diversi ordini giudiziari, ordinario e speciale».

Insomma in questo modo il collegio esteso sembra aver risolto almeno uno dei due problemi legati alla legge Pinto, quello dell'eccessivo carico di lavoro nel palazzo di giustizia romano. L'altro indubbiamente resta. Infatti la competenza così rivoluzionata non potrà azzerare una delle voci più elevate del debito pubblico italiano.

Nel caso sottoposto all'esame della Cassazione un cittadino aveva presentato domanda di equa riparazione di fronte alla Corte d'appello di Perugia (questa la ricostruzione dei fatti che emerge dalla sentenza). I giudici avevano declinato la loro competenza in favore della Corte di Torino (il giudizio di merito si era infatti svolto a La Spezia). A questo punto il collegio piemontese ha depositato ricorso a piazza Cavour. La prima sezione civili lo ha assegnato alle sezioni unite affinché decidessero su una questione così delicata, trattandosi, fra l'altro, di un problema di competenza per territorio.

Gli Ermellini hanno condiviso la tesi difensiva dei giudici piemontesi e la tesi prevalente in dottrina, dichiarando la competenza del collegio piemontese a decidere sul ristoro da accordare al cittadino.

Diventa a questo punto più facile fare causa al ministero della giustizia per i processi lumaca, soprattutto per quelli svoltisi di fronte alla Suprema corte.

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