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Imponibile comune per le pmi

del 18/03/2010
di: di Gabriele Frontoni e Cristina Bartelli
Imponibile comune per le pmi
Un sistema impositivo intelligente capace di aumentare le entrate fiscali senza infierire troppo su imprese e cittadini. E' questa la sfida del neo eletto Commissario europeo alla Fiscalità, Algirdas Semeta, che ha svelato in anteprima a Italia Oggi le direttrici del suo mandato: creazione di una base imponibile comune per le imprese europee, revisione del meccanismo dell'Iva per stimolare il commercio cross-border, lotta senza confine alle frodi e all'evasione, ed eliminazione della doppia imposizione sulle imposte di successione. E sull'evasione Iva il commissario indica nell'Europa a 25 un divario tra gettito potenziale e reale pari a circa 107 mld di euro. Con occhi ben aperti sull'Italia, per risolvere quanto prima il problema dei ritardi nell'introduzione della nuova disciplina Intrastat e dare un giudizio definitivo sulla compatibilità dello scudo fiscale con la disciplina comunitaria.

Domanda. Commissario Semeta, lei è stato nominato di recente nuovo responsabile della Fiscalità, Dogane, Anti Frode e Audit europei. Quali sono le sue priorità in qualità di commissario e quali invece le linee ispiratrici del suo intervento?

Risposta. Delle buone politiche fiscali consentono di supportare la crescita economica, contribuiscono a soddisfare le esigenze sociali e rispondono alle esigenze di bilancio degli Stati membri. Credo quindi che la fiscalità possa svolgere un ruolo importante per contribuire a riportare l'Europa sulla strada della prosperità. Ho dunque intenzione di utilizzare tutti gli strumenti a mia disposizione per garantire che questo avvenga. Gli Stati membri devono utilizzare la tassazione per promuovere l'occupazione e per incoraggiare gli investimenti, l'istruzione e la ricerca e sviluppo, che costituiscono le basi su cui si regge un'economia forte. Questo può significare la necessità di mettere a punto nuovi incentivi fiscali o ripensare i sistemi di tassazione attuali. Gli ultimi avvenimenti hanno messo in luce la forte interdipendenza esistente tra le economie dei Paesi appartenenti all'Unione europea. E' evidente che le riforme fiscali unilaterali non funzionano. Creano soltanto nuovi oneri per le imprese e per i cittadini. Lavorerò sodo per assicurare che le politiche fiscali degli Stati membri si completino a vicenda e non si facciano la guerra, perché solo lavorando insieme come Unione otterremo i migliori risultati.

D. Al di là delle buone intenzioni, quali sono le misure che intendete applicare per tradurre in pratica questi propositi di ottimizzazione del sistema fiscale europeo?

R. La Commissione sta aiutando gli Stati membri a mettere a punto la strategia più efficace per garantire loro nuove entrate senza gravare troppo sul reddito dei cittadini. Sono state esplorate nuove basi imponibili su cui fare leva che potrebbero aumentare le entrate degli Stati con aliquote molto basse. Al momento stiamo esaminando alcune possibilità di finanziamento innovative come una tassa finanziaria o un'imposta sulle banche, per vedere quale potrebbe funzionare meglio nel contesto dell'Unione europea. Oltre a questo, è cruciale continuare la lotta contro le frodi e l'evasione fiscale che ogni anno sottraggono agli Stati membri diversi miliardi di euro. La crisi ci ha inoltre fornito l'opportunità di rivedere i nostri sistemi fiscali, per verificare se stanno funzionando opportunamente, e nel caso, apportare alcune modifiche migliorative.

D. Nello specifico, di che modifiche stiamo parlando?

R. Tra le prime cose che intendo fare c'è la rimozione degli ostacoli fiscali che impediscono alle imprese e ai cittadini di beneficiare appieno dei vantaggi offerti dal mercato interno Ue. Entro i prossimi 12 mesi intendo presentare una proposta sulla base imponibile comune consolidata per le imprese (CCCTB) che dovrebbe consentire di alleggerire i costi di compliance e gli oneri amministrativi che gravano sulle società che operano sui mercati esteri. Entro la fine del 2010 ho intenzione di presentare anche una Comunicazione su una nuova strategia Iva per l'Europa. Vorrei creare un sistema di imposta sul valore aggiunto adeguato alla struttura economica del 21esimo secolo. Un regime Iva moderno e semplificato capace di favorire il commercio cross-border. Non solo. Di qui alla fine dell'anno vorrei presentare una Comunicazione sulle imposte di successione, che dovrebbe consentire di eliminare la doppia imposizione all'interno dei Paesi Ue. In breve, nel corso del mio mandato ho intenzione di promuovere un sistema impositivo «intelligente», in linea con gli obiettivi della strategia dell'Unione europea per il 2020. Mi auguro che gli Stati membri sosterranno questo lavoro, considerati i vantaggi reali che può offrire alle loro economie, alle imprese e ai cittadini di tutta Europa.

D. Nei mesi scorsi la Commissione ha mostrato preoccupazione riguardo al problema del proliferare delle frodi Iva. Quali sono gli stati membri più penalizzati da questo tarlo delle e quali misure sono state adottate per risolvere il problema?

R. Le frodi Iva sono un problema serio a cui stiamo lavorando da diverso tempo. Non disponiamo di dati sintetici sulla quantità di frodi fiscali o frodi Iva perpetrate in Europa. Ci sono però alcune stime sul divario tra il gettito Iva potenziale e quello reale che possono rappresentare un buon indicatore del problema di cui ci stiamo parlando. Questo gap nell'Europa a 25 si attesta a circa 107 miliardi di euro. In Italia, il divario risulta pari al 22%, che è una quantità considerevole. Nel 2006 la Commissione ha presentato una strategia per il contrasto delle frodi Iva. Da allora sono state proposte diverse misure per far fronte al problema: a gennaio di quest'anno è entrata in vigore una normativa che riduce i tempi per la presentazione e lo scambio di informazioni relative a vendite intracomunitarie. Questo consentirà agli Stati membri di ricevere le informazioni di cui hanno bisogno per individuare le frodi carosello il più rapidamente possibile. Oltre a ciò, è stata messa a punto una proposta in materia di cooperazione amministrativa, attualmente in discussione in sede di Consiglio. Questa proposta prevede l'aumento del livello di cooperazione amministrativa tra gli Stati membri e il rafforzamento della lotta alle frodi Iva attraverso la creazione di Eurofisc, una struttura che permetterà lo scambio multilaterale di schemi e informazioni sulle transazioni fraudolente. La proposta prevede anche la possibilità per le amministrazioni fiscali dei diversi Stati membri di accedere ai database degli altri Paesi Ue. In terzo luogo, nel gennaio del 2011 entreranno in vigore nuove regole che armonizzano le condizioni per l'esenzione dall'Iva per gli importatori. Infine, abbiamo migliorato il sistema di convalida delle partite Iva per i contribuenti al fine di fornire loro più informazioni e certezza giuridica in merito alle informazioni che ricevono. Tutte queste sono misure concrete volte a prevenire e individuare le frodi. Ma la responsabilità primaria per la raccolta e il controllo delle imposte, e il lavoro di contrasto alle frodi Iva spetta comunque agli Stati membri.

D. Il 1° gennaio scorso è entrata in vigore la nuova disciplina Intrastat che prevede la comunicazione di tutti gli scambi intracomunitari a un unico cervellone elettronico. Quali sono, se ci sono, le prime evidenze di questo nuovo strumento?

R. Abbiamo introdotto tre nuove misure: l'inclusione dei servizi nello scambio di informazioni sulle transazioni intracomunitarie; l'introduzione di una lista mensile di transazioni commerciali intra-comunitarie; e la nuova procedura di rimborso dell'Iva. I primi due, mirano a contrastare le frodi fiscali fornendo informazioni dettagliate alle amministrazioni fiscali degli Stati membri in modo tempestivo. E' ancora troppo presto per giudicarne gli effetti ma sono fiducioso che i Paesi Ue potranno trarre beneficio dalle informazioni aggiuntive che riceveranno per combattere meglio le frodi. La nuova procedura di rimborso dell'Iva rappresenta un miglioramento significativo per i contribuenti, consentendo loro di presentare richieste di rimborso per via elettronica a un unico contatto ne loro Paese di origine, mentre in passato dovevano avere a che fare con 27 amministrazioni fiscali diverse. Non solo. I contribuenti avranno diritto agli interessi in caso di restituzione tardiva.

D. L'Italia ha ultimato l'adeguamento in ritardo rispetto a quanto richiesto dall'Europa. Ci saranno sanzioni per questo?

R. È vero, l'Italia si è mossa in ritardo nella realizzazione del sistema di rimborso dell'Iva. Quando si mette in piedi un sistema tecnologico tanto vasto, è naturale avere problemi nelle fasi iniziali. Allo stesso tempo, sono molto preoccupato per le conseguenze negative che questo ritardo potrebbe avere sulle imprese italiane, in particolare per quelle più piccole. In pratica, dall'inizio dell'anno le società italiane non hanno potuto richiedere il rimborso sull'Iva pagata negli altri Stati membri. Questo avrà un impatto sul flusso di cassa delle imprese, soprattutto in momenti difficili come questi. Pertanto, ho ricordato di recente all'Italia i suoi obblighi in questo senso e posso assicurare che continueremo ad adottare tutte le azioni necessarie al fine di risolvere il problema.

D. Lo scudo fiscale italiano è stato criticato per le possibili incompatibilità con la legislazione europea in materia di Iva, aiuti di stato e riciclaggio di denaro. Quali sono le vostre opinioni a riguardo? Esiste davvero un problema reale?

R. Al momento, i miei collaboratori stanno esaminando le implicazioni giuridiche e pratiche del condono fiscale italiano. Fino a quando non avranno portato a termine la loro analisi, non posso commentare su questo argomento.

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