Consulenza o Preventivo Gratuito

Le libere professioni piacciono

del 12/09/2013
di: di Gaetano Stella presidente di Confprofessioni
Le libere professioni piacciono
Sfogliando le cronache degli ultimi giorni abbiamo assistito a un vero e proprio assalto ai corsi di laurea ad accesso programmato da parte di migliaia di giovani neodiplomati. Secondo quanto riportato dai principali organi di stampa, circa 115 mila giovani diplomati hanno deciso di affrontare i test di selezione per accedere alle facoltà di medicina e odontoiatria, veterinaria, architettura... pur sapendo che i posti disponibili erano limitati. Per capire il fenomeno occorre incrociare i dati tra i posti disponibili e il numero di studenti iscritti ai test. Tra luglio e agosto il Miur ha pubblicato una serie di decreti che, oltre a fissare le modalità e contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato, hanno definito i posti disponibili per le immatricolazioni ai corsi di laurea di medicina, odontoiatria, veterinaria, architettura e altri corsi. Vediamoli. Per l'anno accademico 2013/2014 i decreti ministeriali hanno stabilito 10.157 posti disponibili per Medicina; 984 per Odontoiatria; 832 per Veterinaria e 8.787 per Architettura. Numeri più o meno in linea con le disponibilità degli scorsi anni. Diversa è stata, invece, la risposta delle matricole rispetto al recente passato. Le domande di iscrizione ai test di Medicina sono state 84.165, con un balzo del 23% rispetto al 2012; in pratica la domanda ha superato l'offerta di otto volte. A Veterinaria l'incremento è stato ancora più deciso: 10.812 iscritti (+32% rispetto allo scorso anno) a fronte di 832 posti disponibili. Ad Architettura gli 8.787 banchi disponibili non arrivano a coprire neppure la metà delle 19.580 domande di ammissione.

Fin qui le dimensioni del fenomeno. Tuttavia, vale la pena soffermarsi ad analizzare un dato che, seppur parziale, esprime una chiara tendenza dei giovani verso il mercato del lavoro e, in particolare, verso quelle forme di attività intellettuali che ancora oggi sono vissute, tra ambizioni e speranze giovanili, come una affermazione sociale, economica e professionale. Il segnale lanciato dalle matricole del nuovo anno accademico è dunque chiaro: siamo pronti ad affrontare sacrifici (a partire dai test di ammissione fino alla laurea) per diventare medici, veterinari, architetti. Solo nelle prossime settimane si avrà un quadro più completo sulle immatricolazioni universitarie e sulle facoltà più contigue al lavoro professionale.

È vero, ci sono poche misure e poche soluzioni. I test a numero chiuso hanno un valore relativo: non sarà certo la selezione all'accesso a creare nuovi posti di lavoro. Bisognerebbe piuttosto introdurre a monte un monitoraggio permanente sulle posizioni più richieste dal mercato del lavoro e orientare la domanda formativa dei giovani laddove esiste un reale fabbisogno di nuove figure professionali. Creare, insomma, uno scambio informativo costante tra università, mercato e sistema professionale, anche per configurare innovativi modelli contrattuali che possano trovare un punto d'incontro tra le aspettative professionali dei giovani e le prospettive di sviluppo degli studi professionali. È questo uno dei dossier aperti da Confprofessioni, che, nel suo ruolo di rappresentanza, sta studiando possibili interventi per orientare i giovani nel sistema delle professioni.

Se calato in uno scenario economico, come quello attuale, che attesta la disoccupazione giovanile al 39,5%, la scelta di migliaia di giovani di orientarsi verso la libera professione dovrebbe trovare riscontro diretto nel mercato del lavoro e sulle politiche occupazionali giovanili che, però, troppo spesso trascurano il settore libero-professionale. Senza entrare nel merito dei singoli provvedimenti, il quadro normativo generale, salvo alcune eccezioni, sembra prediligere forme occupazionali a basso contenuto intellettuale e appare più improntato a tamponare emergenze che non avviare politiche espansive di sviluppo occupazionale: un circolo vizioso che sottrae ingenti risorse alle politiche attive del lavoro e ai settori economici più ambiti dai giovani. Tale approccio, accompagnato da provvedimenti che negli ultimi anni hanno penalizzato duramente l'attività professionale e da una micidiale crisi economica che non ha risparmiato le attività intellettuali, ha modificato profondamente l'attuale assetto del sistema delle libere professioni, ridimensionando nettamente le opportunità di crescita di determinate categorie. In prospettiva, al netto del numero chiuso, potrebbe verificarsi un ulteriore sovraffollamento nelle professioni, che la demagogia delle liberalizzazioni non può e non potrà mai risolvere. È un fatto che i giovani devono tenere in considerazione. Ma anche un problema serio sul quale Governo e Parlamento devono riflettere per evitare il declino della conoscenza e per assicurare al futuro del nostro Paese risorse professionali altamente qualificate.

vota