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La mailing list non si copia

del 12/09/2013
di: di Cinzia De Stefanis
La mailing list non si copia
È legittimo il licenziamento del dipendente che ha trasferito l'indirizzario della società per azioni sul computer del sindacato di cui era dirigente per esprimere via e-mail critiche verso la direzione aziendale. Se infatti la lista di cui si era appropriato il dipendente utilizzando la propria password non conteneva i riferimenti di posta elettronica dei clienti o di soggetti estranei alla società, tuttavia non poteva essere utilizzata per delle finalità estranee o addirittura in conflitto con la dirigenza aziendale. Questo è quanto sostiene la Corte di cassazione, sezione lavoro, con la sentenza 10 settembre 2013 n. 20715. Gli ermellini, nelle motivazione della sentenza, ricordano che la Corte di merito «ha ritenuto che l'aver estratto un indirizzario interno a uso aziendale al quale potevano accedere tutti i dipendenti della società per azioni (si trattava di indirizzi di dipendenti e collaboratori) trasferendolo sul computer del sindacato libero e averlo utilizzato per l'invio di alcune e-mail, anche con volantini allegati, critiche verso la direzione aziendale integrava una condotta rilevante dal punto di vista disciplinare».

I giudici di Cassazione proseguono affermando che i giudici di merito avevano «inquadrato tale comportamento nell'ambito di una situazione conflittuale esistente tra il dipendente e la società per azioni, così come emergente dalla documentazione acquisita agli atti, sintomatica di una crescente insofferenza del predetto rispetto alle indicazioni dei vertici aziendali, situazione evidenziata nella contestazione dell'addebito riportata testualmente nella impugnata sentenza».

«In questa valutazione il giudice del gravame ha ritenuto, con giudizio di merito non sindacabile in questa sede che i fatti addebitati al dipendente non fossero di gravità tale da giustificare un licenziamento per giusta causa, ma erano idonei, comunque, a integrare un giustificato motivo soggettivo di recesso».

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